Vittorio Emanuele Iii di Savoia

Vittorio Emanuele III di Savoia: Il Re d'Italia tra Grandezza e Tragedia Vittorio Emanuele III di Savoia (Napoli, 11 novembre 1869 – Alessandria d'Egitto, 28 dicembre 1947) fu il terzo Re d'Italia, succeduto al padre Umberto I dopo il suo assassinio a Monza nel 1900.

Biografia

Vittorio Emanuele III di Savoia: Il Re d’Italia tra Grandezza e Tragedia

Vittorio Emanuele III di Savoia (Napoli, 11 novembre 1869 – Alessandria d’Egitto, 28 dicembre 1947) fu il terzo Re d’Italia, succeduto al padre Umberto I dopo il suo assassinio a Monza nel 1900. Il suo regno, durato ben 46 anni, fu uno dei più lunghi e travagliati della storia italiana, attraversando due guerre mondiali, l’ascesa e la caduta del fascismo, e culminando con la fine della monarchia. Uomo di indole schiva, riservato e profondamente interessato alla numismatica, Vittorio Emanuele III si trovò a governare un paese in tumultuosa evoluzione, assumendo decisioni che avrebbero plasmato il destino dell’Italia per decenni a venire.

L’Accessione e i Primi Anni di Regno (1900-1914)

Salito al trono in un momento di forte tensione sociale e politica, Vittorio Emanuele III ereditò un paese ancora scosso dagli eventi di fine secolo e dalla violenza anarchica. La sua ascesa fu accolta con un misto di speranza e apprensione. A differenza del padre, il nuovo sovrano mostrò fin da subito un’apertura verso le forze progressiste e un desiderio di modernizzazione, affidando il governo a figure come Giuseppe Zanardelli e Giovanni Giolitti. Sotto la sua guida, l’Italia visse un periodo di relativa stabilità e crescita economica, noto come “età giolittiana”, caratterizzato da riforme sociali, espansione industriale e un cauto consolidamento della democrazia liberale. Il Re si dimostrò un monarca costituzionale, rispettoso delle prerogative parlamentari, sebbene non mancasse di esercitare la sua influenza dietro le quinte.

La Grande Guerra e il Dopoguerra (1915-1922)

La neutralità iniziale dell’Italia allo scoppio della Prima Guerra Mondiale mise il Re di fronte a una delle prime grandi sfide. Nonostante le divisioni interne al paese, Vittorio Emanuele III, sostenuto da un’opinione pubblica interventista e da figure politiche come Antonio Salandra e Sidney Sonnino, giocò un ruolo cruciale nella decisione di abbandonare la Triplice Alleanza per schierarsi con l’Intesa nel maggio 1915. Durante il conflitto, il sovrano assunse il ruolo di comandante supremo delle forze armate, visitando frequentemente il fronte e cercando di infondere coraggio nelle truppe. La vittoria, tuttavia, portò con sé un’eredità pesante: migliaia di caduti, un’economia prostrata, forti tensioni sociali e la sensazione di una “vittoria mutilata” che alimentò il malcontento nazionalista.

L’Ascesa del Fascismo e la Marcia su Roma

Il dopoguerra fu un periodo di profonda crisi, con scioperi, occupazioni di fabbriche e violenze politiche. In questo clima di incertezza, il movimento fascista di Benito Mussolini guadagnò rapidamente terreno. Il momento decisivo per il Re e per la storia italiana giunse nell’ottobre 1922, con la minaccia della “Marcia su Roma”. Il presidente del Consiglio Luigi Facta propose di firmare il decreto di stato d’assedio per fermare i fascisti, ma Vittorio Emanuele III si rifiutò di apporvi la sua firma. Questa decisione, ancora oggi oggetto di intenso dibattito storico, fu cruciale. Le motivazioni del Re sono complesse: timore di una guerra civile tra l’esercito e le milizie fasciste, sfiducia nei confronti dei governi liberali, forse la convinzione che Mussolini potesse restaurare l’ordine e la disciplina. Fatto sta che il rifiuto del Re aprì la strada alla nomina di Mussolini a Capo del Governo, segnando l’inizio della dittatura fascista.

Il Re Sotto il Regime Fascista (1922-1943)

Per oltre vent’anni, Vittorio Emanuele III rimase sul trono come capo di stato, ma il suo potere effettivo fu progressivamente eroso dal regime. Da monarca costituzionale, si trasformò in un simbolo della continuità statale e dinastica, ma con una sempre minore capacità di intervento politico. Accettò le leggi “fascistissime” che smantellarono la democrazia, i Patti Lateranensi con la Chiesa (1929) e l’espansione coloniale italiana. Nel 1936, dopo la conquista dell’Etiopia, assunse il titolo di Imperatore d’Etiopia, e nel 1939 quello di Re d’Albania, accrescendo il prestigio formale della corona ma legandola indissolubilmente alle fortune del regime. La sua acquiescenza più grave fu la firma, nel 1938, delle leggi razziali, un atto che ha macchiato indelebilmente la sua figura storica.

La Seconda Guerra Mondiale e la Caduta del Fascismo

La decisione di Mussolini di entrare nella Seconda Guerra Mondiale al fianco della Germania nazista, nel giugno 1940, fu un ulteriore passo verso la catastrofe. Le sconfitte militari e il crescente malcontento popolare portarono il paese sull’orlo del collasso. Il 25 luglio 1943, dopo che il Gran Consiglio del Fascismo votò la sfiducia a Mussolini, Vittorio Emanuele III riprese un ruolo attivo: convocò il Duce a Villa Savoia, lo destituì e lo fece arrestare, affidando il governo al Maresciallo Pietro Badoglio. Fu un gesto tardivo ma decisivo per la caduta del regime. Tuttavia, la successiva decisione di firmare l’armistizio con gli Alleati (8 settembre 1943) e la precipitosa fuga della famiglia reale e del governo da Roma a Brindisi/Salerno, lasciando la capitale in balia delle forze tedesche, fu percepita da molti come un tradimento e un atto di codardia, minando ulteriormente la credibilità della monarchia.

L’Abdicatione e l’Esilio

Gli ultimi anni del suo regno furono caratterizzati dalla “guerra civile” e dalla co-belligeranza dell’Italia con gli Alleati. La figura del Re era ormai troppo compromessa. Sotto la pressione degli Alleati e delle forze politiche antifasciste, il 5 giugno 1944 Vittorio Emanuele III nominò il figlio Umberto Luogotenente Generale del Regno, ritirandosi dalla vita pubblica. Il 9 maggio 1946, a pochi giorni dal referendum istituzionale che avrebbe deciso tra monarchia e repubblica, abdicò formalmente in favore del figlio, che divenne Umberto II. Fu un tentativo estremo di salvare la dinastia, ma non fu sufficiente. Il 2 giugno 1946 gli italiani votarono per la Repubblica. Vittorio Emanuele III partì per l’esilio in Egitto, dove morì ad Alessandria il 28 dicembre 1947. Le sue spoglie furono inizialmente tumulate nella cattedrale di Santa Caterina ad Alessandria, per poi essere rimpatriate in Italia nel 2017 e sepolte nel santuario di Vicoforte.

L’Eredità Controvertita

La figura di Vittorio Emanuele III rimane una delle più controverse della storia italiana. A lui vengono imputate la mancata opposizione all’ascesa del fascismo, l’acquiescenza verso le sue violenze e le sue leggi liberticide, e la firma delle leggi razziali. I suoi difensori sostengono che agì sempre per evitare mali peggiori, come la guerra civile, e che il suo ruolo era limitato dalle circostanze. Tuttavia, la sua lunga permanenza sul trono durante la dittatura e le decisioni prese nel 1922 e nel 1943 hanno profondamente segnato la sua immagine. Il “Re Soldato” e “Re Vittorioso” della Grande Guerra divenne il “Re della Fuga” e il simbolo di un’epoca di compromessi e tragedie, il cui regno vide la definitiva trasformazione dell’Italia da giovane nazione monarchica a repubblica democratica.