Saint-Vincent sorge in Valle d’Aosta, circondata dalle Alpi, e la sua vocazione turistica non nacque dal gioco d’azzardo, ma da una sorgente minerale. Il Casinò de la Vallée, oggi il principale luogo di intrattenimento della città, è un’aggiunta novecentesca a una città termale con radici settecentesche.
Una città termale prima del casinò
Il 20 luglio 1770 l’abate Jean-Baptiste Perret, che coltivava un interesse per la chimica e la mineralogia, individuò una sorgente locale dalle proprietà terapeutiche. Le analisi ne confermarono le qualità e la fonte, chiamata Fons Salutis, letteralmente “fonte della salute”, attirò un numero crescente di visitatori in cerca di cure. Tra il 1827 e il 1829 la regina Maria Teresa, consorte di Vittorio Emanuele I di Sardegna, prese le acque insieme alle figlie, soggiornando al Castello di Challant a Châtillon, e visite reali come quella della regina Margherita di Savoia nel 1898 contribuirono a consolidare la fama di Saint-Vincent, descritta talvolta come “la Karlsbad italiana”. Nel 1872 la città contava già tre alberghi affermati, mentre un primo locale chiamato semplicemente “Casino” esisteva come sala da musica e da ballo, non come casa da gioco.
Dal tavolo di roulette estivo al casinò autorizzato
Il gioco d’azzardo a Saint-Vincent iniziò in modo modesto. Nel 1921 il sindaco della città, Elia Page, ottenne dal sottoprefetto di Aosta il permesso di aprire un tavolo di roulette per la stagione estiva, attivo nella sala Kursaal fino alla chiusura imposta dallo scoppio della guerra nel 1940. Il casinò moderno seguì dopo la Seconda guerra mondiale: Federico Chabod, presidente della Valle d’Aosta, firmò il decreto che ne autorizzava l’apertura il 3 aprile 1946, il consiglio regionale lo approvò il 13 maggio 1946 e il Casinò de la Vallée aprì il 29 marzo 1947 nelle sale del Grand Hotel Billia, con la musica affidata a un’orchestra diretta da Felice Cameroni.
Architettura e contesto
Il casinò occupa locali costruiti appositamente e annessi al Grand Hotel Billia, ampliati e modernizzati più volte dall’apertura del 1947 per servire una clientela internazionale, pur restando inserito nel paesaggio alpino della Valle d’Aosta, circondato da vette come il Monte Bianco, il Monte Rosa, il Cervino e il Gran Paradiso. Il complesso attuale unisce il nucleo originario dell’hotel-casinò alle successive aggiunte costruite per accogliere un volume di visitatori ben maggiore rispetto al tavolo di roulette stagionale degli anni Venti.
Saint-Vincent oggi
La città continua a presentarsi attorno alla doppia identità costruita tra Ottocento e Novecento: una località termale che deve la propria fama alla sorgente Fons Salutis, e una destinazione dedicata al gioco e agli eventi cresciuta intorno alla sede del Grand Hotel Billia dal 1947. L’Hôtel du Lion d’Or, uno dei tre alberghi già registrati a Saint-Vincent nel 1872, resta in attività, offrendo alla città un legame diretto con la propria storia termale precedente al casinò, quando la destinazione era frequentata dall’aristocrazia piemontese. La combinazione di acque termali e sale da gioco resta ancora oggi il tratto che distingue Saint-Vincent dalle altre località alpine della Valle d’Aosta, un’identità costruita in oltre due secoli e mai realmente interrotta.