Un duca tra debiti e guerra
Francesco Farnese succedette al Ducato di Parma e Piacenza nel 1694, a sedici anni, dopo la morte del padre Ranuccio II, che lasciò il ducato pesantemente indebitato. Il Ducato occupava una posizione strategica tra il Nord Italia e le maggiori potenze europee, e il regno di Francesco fu dominato dalla necessità di tenere il suo piccolo stato fuori dai conflitti che si combattevano attorno a esso, primo fra tutti la Guerra di Successione Spagnola del 1701-1714.
Nonostante le difficoltà finanziarie del ducato, Francesco mantenne viva la tradizione di mecenatismo dei Farnese, e la corte di Parma, incentrata sul Palazzo della Pilotta, rimase un centro di arte e cultura anche mentre il peso politico complessivo della famiglia diminuiva. Le dimensioni ridotte del ducato e i suoi debiti pesanti fecero sì che il prestigio culturale, più che la forza militare, fosse una delle poche risorse che Francesco poteva ancora impiegare per affermare il rango della propria casata tra le corti europee maggiori.
Una politica di cauta neutralità
Francesco perseguì la neutralità tra Francia e Impero asburgico durante la guerra, senza pieno successo: le forze austriache al comando del principe Eugenio di Savoia occuparono parte del territorio farnesiano nonostante le sue obiezioni, e l’Austria finì per rivendicare Parma come feudo imperiale, limitando l’indipendenza del ducato. Ciononostante, Francesco evitò l’annessione totale che colpì diversi stati italiani minori in questo periodo, grazie soprattutto alla sua capacità di spostare posizione con il mutare degli equilibri bellici. Il suo iniziale allineamento con la Francia lasciò il posto, con il volgere della guerra, a un atteggiamento più accomodante verso gli Asburgo, uno schema di attento riposizionamento anziché di fedeltà fissa che percorse tutto il suo regno.
Assicurare la successione
Francesco sposò Dorotea Sofia di Neuburg, vedova del fratello Odoardo II, ma il matrimonio non produsse eredi maschi sopravvissuti. Per evitare l’estinzione della linea Farnese, Francesco organizzò, con l’aiuto del cardinale e statista Giulio Alberoni, il matrimonio della nipote Elisabetta Farnese con Filippo V di Spagna nel 1714. Secondo l’accordo, ogni figlio nato da quell’unione avrebbe potuto ereditare Parma e Piacenza in caso di estinzione della linea maschile Farnese – condizione che si realizzò pochi anni dopo la morte dello stesso Francesco.
Morte ed eredità
Francesco Farnese morì nel 1727 senza un figlio maschio sopravvissuto. Gli successe il fratello Antonio, che a sua volta morì senza eredi nel 1731; a quel punto il figlio di Elisabetta Farnese, Don Carlos (Carlo di Borbone), prese possesso di Parma e Piacenza in base all’accordo predisposto da Francesco, diventando in seguito re di Napoli e Sicilia e infine re di Spagna. Le collezioni d’arte farnesiane che un tempo riempivano la Pilotta e le ville di campagna della famiglia confluirono in gran parte in quella che oggi è la Galleria Nazionale di Parma, mentre i palazzi e le ville legati agli ultimi duchi Farnese restano parte del tessuto cittadino. La strategia matrimoniale di Francesco, decisa anni prima della sua morte, si rivelò alla fine più decisiva per il futuro di Parma di qualunque sua manovra bellica, poiché determinò quale dinastia avrebbe governato il ducato per il resto del Settecento.