Ruffo di Calabria

Fabrizio Ruffo di Calabria: Il Cardinale Guerriero Fabrizio Ruffo di Calabria (San Lucido, 1744 – Napoli, 1827) fu una figura complessa e determinante nella storia del Regno di Napoli e dell'Italia meridionale, un cardinale che si distinse come condo...

Biografia

Fabrizio Ruffo di Calabria: Il Cardinale Guerriero

Fabrizio Ruffo di Calabria (San Lucido, 1744 – Napoli, 1827) fu una figura complessa e determinante nella storia del Regno di Napoli e dell’Italia meridionale, un cardinale che si distinse come condottiero di un’armata popolare contro la Rivoluzione Francese. La sua vita incarna le turbolenze di un’epoca di profonde trasformazioni politiche e sociali.

Le Origini e l’Ascesa Ecclesiastica

Nato a San Lucido, in Calabria, da un’antica e nobile famiglia, Fabrizio Ruffo era destinato a una carriera ecclesiastica. Studiò a Roma, dove dimostrò notevoli capacità intellettuali e amministrative. La sua ascesa fu rapida: ricoprì importanti incarichi nella Curia Romana, divenendo tesoriere generale della Camera Apostolica sotto Pio VI. In questa veste, si occupò di questioni finanziarie e di riforme, guadagnandosi la stima ma anche l’inimicizia di alcuni ambienti conservatori. Nel 1794 fu nominato cardinale, pur senza essere ancora sacerdote, un segno della sua influenza politica e della fiducia riposta in lui dal pontefice.

La Rivoluzione Napoletana e la Nascita dell’Armata della Santa Fede

Il destino di Ruffo si legò indissolubilmente a quello del Regno di Napoli quando, nel 1798, le truppe francesi invasero il regno, costringendo il re Ferdinando IV di Borbone a fuggire in Sicilia. A Napoli fu proclamata la Repubblica Partenopea, sostenuta da intellettuali e aristocratici locali. In questo contesto di crisi profonda, Ruffo, che si trovava a Palermo, propose al sovrano un piano audace: tornare in Calabria, sua terra d’origine, per sollevare un’armata popolare contro gli invasori francesi e i repubblicani.

Ferdinando IV acconsentì, nominando Ruffo vicario generale con ampi poteri. Sbarcato a Pezzo, vicino a Scilla, nel febbraio 1799, il cardinale iniziò a radunare attorno a sé un’eterogenea forza militare. Quest’armata, nota come “Armata Cristiana e Reale” o più comunemente “Armata della Santa Fede”, era composta da contadini, briganti, artigiani, veterani e numerosi ecclesiastici, tutti accomunati dalla fedeltà alla monarchia borbonica e alla Chiesa, e da un forte sentimento antifrancese. Il movimento prese il nome di “Sanfedismo”, un fenomeno di ribellione popolare con profonde radici religiose e sociali.

La Campagna di Riconquista e la Presa di Napoli

La marcia dell’Armata della Santa Fede attraverso la Calabria e la Basilicata fu rapida e spesso brutale. Ruffo, nonostante la sua veste ecclesiastica, dimostrò notevoli doti strategiche e organizzative, riuscendo a tenere insieme forze disparate e a galvanizzare il supporto delle popolazioni locali. Città e villaggi cadevano l’uno dopo l’altro, travolti dall’impeto dei sanfedisti.

Nel giugno 1799, l’armata giunse alle porte di Napoli. Dopo aspri combattimenti, i repubblicani, asserragliati nei castelli della città, furono costretti alla resa. Ruffo negoziò le “Capitulations of San Gennaro”, garantendo l’incolumità e la possibilità di espatrio ai vinti. Tuttavia, l’arrivo dell’ammiraglio inglese Horatio Nelson, alleato dei Borbone, stravolse gli accordi. Nelson, su pressione della regina Maria Carolina, annullò le capitolazioni e consegnò i repubblicani ai Borbone, che procedettero con feroci rappresaglie e numerose esecuzioni, tra cui quelle di illustri intellettuali come Eleonora Pimentel Fonseca e Domenico Cirillo. Ruffo si oppose a questa violazione degli accordi, ma la sua autorità fu ignorata.

Il Controverso Epilogo e l’Eredità

Nonostante il successo militare, il cardinale Ruffo fu progressivamente emarginato dalla corte borbonica, che non perdonava la sua iniziale clemenza verso i repubblicani e la sua crescente influenza popolare. Ricoprì incarichi politici, ma fu spesso in conflitto con le politiche repressive del re. Morì a Napoli nel 1827.

Fabrizio Ruffo di Calabria rimane una figura estremamente controversa. Per alcuni è stato il salvatore della monarchia e il condottiero di una legittima resistenza popolare contro l’invasore straniero; per altri, l’artefice di una sanguinosa controrivoluzione che soffocò sul nascere le aspirazioni illuministe del Sud Italia. La sua epopea, profondamente radicata nel contesto calabrese, rappresenta un capitolo fondamentale per comprendere le dinamiche sociali e politiche del Mezzogiorno d’Italia tra Settecento e Ottocento, e offre spunti di riflessione unici sulla complessità della storia italiana.