Trentino-Alto Adige rifugio

Becherhaus

Immerso nel maestoso scenario delle Alpi dello Stubai, a un'altitudine vertiginosa di 3195 metri, sorge il Becherhaus, conosciuto in italiano come Rifugio Gino Biasi.

Descrizione Storica

Immerso nel maestoso scenario delle Alpi dello Stubai, a un’altitudine vertiginosa di 3195 metri, sorge il Becherhaus, conosciuto in italiano come Rifugio Gino Biasi. Questa struttura non è solo un punto d’appoggio per gli alpinisti, ma un vero e proprio baluardo di storia e ingegno umano, una sentinella di pietra e legno che domina il ghiacciaio di Malavalle, nel cuore dell’Alta Valle Isarco in Val Ridanna. Il Becherhaus si distingue non solo per essere il rifugio più alto dell’Alto Adige, ma anche per custodire, con la sua cappella “Maria im Schnee”, uno dei santuari mariani più elevati di tutte le Alpi, un luogo di profonda spiritualità che aggiunge un’aura mistica alla sua già imponente presenza.

Una Storia di Audacia e Perseveranza

Le Radici di un Sogno Alpino

L’epopea del Becherhaus inizia ben prima della sua costruzione, con la conquista della vetta del Becher. Fu il 23 agosto 1886 che C. Langbein, accompagnato dalle guide D. e J. Pfurtscheller, per primo calcò la cima, aprendo la strada a nuove visioni. Sei anni più tardi, nel 1892, fu Karl Arnold, all’epoca presidente della sezione di Hannover del DÖAV (Deutscher und Österreichischer Alpenverein), a rimanere folgorato dall’idea di erigere un rifugio proprio su quel roccioso promontorio. La sua visione era audace, quasi temeraria, considerando le sfide logistiche e ambientali che un’impresa del genere avrebbe comportato a quote così estreme.

Nonostante il DÖAV sostenesse l’iniziativa in linea di principio, nessuna delle 118 sezioni dell’Alpine Club osò assumersi l’onere di un progetto tanto ambizioso. Fu la tenacia e la capacità persuasiva di Arnold a fare la differenza: nel gennaio del 1893, la sezione di Hannover, convinta dal suo presidente, decise di dedicarsi anima e corpo all’edificazione della struttura. Un gesto di grande coraggio e lungimiranza che avrebbe lasciato un segno indelebile nella storia dell’alpinismo.

La Nascita del “Kaiserin-Elisabeth-Schutzhaus”

La fase costruttiva prese il via nel marzo del 1894 e, con una velocità sorprendente per l’epoca e il contesto, fu completata nell’agosto dello stesso anno. Il rifugio, originariamente battezzato “Kaiserin-Elisabeth-Schutzhaus” (Rifugio Imperatrice Elisabetta), fu un omaggio e un ringraziamento del DÖAV alle sezioni prussiana e boema per il loro fondamentale supporto. L’inaugurazione, un evento di grande risonanza, si tenne il 18 agosto, non a caso il giorno del compleanno dell’imperatore Francesco Giuseppe I, a sottolineare il legame con la monarchia asburgica.

Dietro questa straordinaria realizzazione vi furono figure chiave che con il loro ingegno e la loro dedizione resero possibile l’impossibile. L’oste di Ridnaun, Stefan Haller, si distinse per l’organizzazione impeccabile del trasporto dei materiali, un’impresa titanica che richiedeva non solo forza fisica ma anche profonda conoscenza del territorio. Altrettanto fondamentale fu il maestro falegname Johann Kelderer, a cui si deve la progettazione sapiente della capanna, pensata per resistere alle intemperie e alle condizioni estreme dell’alta montagna.

Tra Cambi di Proprietà e Rinascita

Il Becherhaus fu oggetto di ampliamenti nel 1900 e nel 1910, testimoniando la crescente popolarità dell’alpinismo e la necessità di accogliere un numero sempre maggiore di visitatori. Tuttavia, il destino del rifugio fu profondamente segnato dagli eventi storici. Nel 1922, a seguito degli esiti della Prima Guerra Mondiale e del passaggio dell’Alto Adige all’Italia, la sezione di Hannover fu espropriata dallo stato italiano. Per quasi sessant’anni, fino al 1979, il rifugio fu occupato e gestito dalle forze militari, perdendo la sua funzione originaria di accoglienza civile.

Solo verso la fine degli anni ’80, il Becherhaus conobbe una nuova vita. Tra il 1987 e il 1989, la struttura fu completamente ricostruita e ampliata, grazie agli sforzi della sezione veronese del CAI (Club Alpino Italiano), che ne assunse la gestione. Un ulteriore significativo cambiamento avvenne nel 1999, quando il Becherhaus, insieme ad altri 24 rifugi espropriati, divenne proprietà della Provincia Autonoma di Bolzano – Alto Adige. Dopo la scadenza della concessione al CAI alla fine del 2010, dal 2015 la gestione del rifugio è affidata a una commissione congiunta che vede la partecipazione dell’AVS (Alpenverein Südtirol), del CAI e del settore pubblico, un modello collaborativo che riflette la complessità e la ricchezza culturale della regione.

Architettura e Spiritualità in Quota

L’architettura del Becherhaus è un esempio mirabile di adattamento all’ambiente. Costruito con materiali robusti e locali, principalmente pietra e legno, il rifugio si integra armoniosamente nel paesaggio roccioso circostante. Le sue mura spesse e la struttura compatta sono state concepite per resistere alle tempeste più violente e alle temperature più rigide, offrendo un riparo sicuro in un ambiente altrimenti inospitale. Gli ampliamenti successivi sono stati realizzati con un occhio di riguardo per preservare il carattere originario, pur migliorando le funzionalità.

Un elemento architettonico e spirituale di inestimabile valore è la cappella “Maria im Schnee”. Questa piccola chiesa, consacrata alla Madonna della Neve, è un vero gioiello di devozione e fede, uno dei santuari mariani più alti delle Alpi. La sua presenza a quasi 3200 metri non è solo un fatto architettonico, ma un simbolo potente della capacità umana di portare la spiritualità e la bellezza anche nei luoghi più remoti e selvaggi, offrendo un luogo di raccoglimento e speranza per gli alpinisti e i viandanti.

Il Becherhaus Oggi: Un Faro nell’Alta Montagna

Oggi il Becherhaus continua a svolgere la sua insostituibile funzione di rifugio alpino, accogliendo circa 100 persone e offrendo non solo un tetto e un pasto caldo, ma anche un’esperienza indimenticabile. È un punto