Carlo II d’Angiò: Il Re Prigioniero e l’Eredità Contesa
La storia di Carlo II d’Angiò, soprannominato “lo Zoppo”, è intrisa di sfide fin dalla nascita. Figlio del potente Carlo I d’Angiò, fratello del venerato re di Francia San Luigi IX, e di Beatrice di Provenza, Carlo II ereditò un impero vasto ma anche un regno scosso da profonde turbolenze. La sua figura è emblematica di un’epoca di transizione, in cui il sogno di un’egemonia angioina nel Mediterraneo si scontrò violentemente con le ambizioni aragonesi e il desiderio di autonomia dei popoli.
Un Principe tra Titoli e Intrecci Dinastici
Nato nel 1254, Carlo II accumulò nel corso della sua vita una miriade di titoli che riflettevano l’ampiezza e la complessità dell’influenza angioina: fu principe di Salerno dal 1266, conte d’Angiò e del Maine, conte di Provenza e Forcalquier. Al momento della successione, divenne re di Napoli (1285-1309) e re titolare di Sicilia (1285-1302), principe di Taranto, re d’Albania, principe d’Acaia e re titolare di Gerusalemme. Questa impressionante lista di domini, tuttavia, celava una realtà ben più fragile, fatta di rivendicazioni spesso più nominali che effettive, soprattutto in un contesto di guerra e instabilità.
Il padre, Carlo I, era stato un sovrano ambizioso, la cui politica espansionistica mirava a consolidare il potere angioino in Italia e oltre. Un esempio di questa audacia fu l’acquisto, nel 1257, dei diritti al trono del Regno di Arles dalla Casa di Baux. Anni dopo, nel 1280, l’imperatore Rodolfo I d’Asburgo, intenzionato a ricostituire tale regno, fu costretto a trattare con Carlo I. Si giunse a un accordo che prevedeva la ricostituzione del regno di Arles per assegnarlo a Carlo, principe di Salerno, il quale avrebbe poi dovuto cederlo in vista delle nozze tra suo nipote, Carlo Martello, e Clemenza, figlia di Rodolfo. Un progetto grandioso, destinato però a infrangersi contro la cruda realtà della politica mediterranea, in particolare a causa dell’esplosione dei Vespri Siciliani.
I Vespri Siciliani e la Sconfitta di Napoli
La ribellione dei Vespri Siciliani del 1282 segnò una svolta drammatica per la dinastia angioina. La rivolta, scoppiata a Palermo e rapidamente diffusasi in tutta l’isola, vide i siciliani insorgere contro il dominio angioino, invocando l’intervento di Pietro III d’Aragona. Carlo, principe di Salerno, si trovò immerso nella sanguinosa Guerra del Vespro, un conflitto che avrebbe ridefinito gli equilibri di potere nel Mediterraneo.
Nel 1284, in un momento cruciale della guerra, Carlo I d’Angiò, avendo ricevuto ingenti finanziamenti da papa Martino IV per la reggenza del Regno di Napoli, si recò in Provenza per allestire una flotta. Il piano prevedeva di unire le forze navali angioine e italo-angioine per sferrare un attacco decisivo. Tuttavia, il 5 giugno di quell’anno, la flotta siciliano-aragonese, sotto l’abile comando dell’ammiraglio Ruggero di Lauria, si presentò inaspettatamente davanti al porto di Napoli.
In un gesto di ardore giovanile e forse di eccessiva sicurezza, Carlo II disobbedì agli ordini del padre, che gli aveva imposto di non muoversi prima del suo arrivo dalla Provenza. Deciso a fronteggiare il Lauria, uscì dal porto con le sue navi. La battaglia fu un disastro per gli Angioini: Carlo fu sconfitto e fatto prigioniero, insieme a numerosi nobili napoletani. Quando Carlo I giunse a Gaeta e apprese della disfatta e della cattura del figlio, la sua disperazione fu tale da maledire il principe. L’invasione della Sicilia fu annullata e, dopo un inutile assedio di Reggio, il sovrano si ritirò in Puglia, dove morì a Foggia il 7 gennaio 1285.
Re in Catene: La Successione di un Prigioniero
La morte di Carlo I gettò il regno in una situazione paradossale: il legittimo erede, Carlo II, si trovava prigioniero in Aragona. Nonostante la sua condizione, succedette a tutti i titoli paterni. Prima di morire, Carlo I aveva saggiamente nominato un reggente nella persona del nipote, il conte Roberto II d’Artois, affiancato per volere di papa Martino IV dal cardinale Gerardo da Cremona. Questi due reggenti ebbero il compito arduo di mantenere saldo il governo e di reprimere ogni tentativo di ribellione in un regno scosso dalla guerra e dall’incertezza.
Nel marzo del 1285, papa Martino IV morì, e gli succedette il romano Giacomo Savelli, che assunse il nome di Onorio IV. Il nuovo pontefice continuò a sostenere con fermezza la crociata contro Pietro III d’Aragona, considerato un usurpatore del regno di Sicilia. La tentata invasione dell’Aragona, promossa con l’appoggio papale, si risolse però in un disastro, riducendo drasticamente la potenza della flotta franco-napoletana.