Carolina di Brunswick

Carolina di Brunswick (1768-1821): La Regina Ferita Carolina Amalia Elisabetta di Brunswick-Wolfenbüttel, nata il 17 maggio 1768, fu una figura tragica e controversa nella storia britannica, destinata a diventare regina consorte di Giorgio IV del Regno Unito.

Biografia

Carolina di Brunswick (1768-1821): La Regina Ferita

Carolina Amalia Elisabetta di Brunswick-Wolfenbüttel, nata il 17 maggio 1768, fu una figura tragica e controversa nella storia britannica, destinata a diventare regina consorte di Giorgio IV del Regno Unito. La sua vita fu segnata da un matrimonio disastroso, scandali pubblici e un processo che polarizzò la nazione, trasformandola in un simbolo di resistenza contro l’oppressione reale.

Le Origini Tedesche e un Matrimonio Combinato

Carolina nacque a Brunswick, in quello che oggi è il territorio della Germania, primogenita del Duca Carlo Guglielmo Ferdinando di Brunswick-Wolfenbüttel e della Principessa Augusta di Gran Bretagna, sorella del re Giorgio III. La sua educazione fu relativamente informale e, sebbene fosse considerata vivace e schietta, le mancava la raffinatezza e la disciplina che ci si aspettava da una principessa reale. Crebbe in un ambiente non particolarmente rigido, sviluppando un carattere spontaneo che in seguito si scontrò violentemente con le rigide etichette della corte inglese.

Nel 1794, all’età di 26 anni, Carolina fu scelta come sposa per il suo cugino di primo grado, Giorgio, Principe di Galles, erede al trono britannico. Il matrimonio era motivato da ragioni dinastiche e finanziarie: Giorgio, gravato da debiti colossali, avrebbe ricevuto un cospicuo aumento dell’appannaggio parlamentare in cambio della sua unione. Giorgio, tuttavia, era già segretamente sposato con Maria Fitzherbert, un’unione considerata illegale dalla Royal Marriages Act del 1772, e nutriva scarso desiderio di sposare Carolina.

Il primo incontro tra i futuri sposi, avvenuto il 5 aprile 1795, fu un presagio del disastro. Giorgio, visibilmente disgustato dall’aspetto e dai modi di Carolina, si ritirò in un angolo della stanza e chiese un bicchiere di brandy. Da parte sua, Carolina trovò Giorgio “troppo grasso” e per nulla attraente. Nonostante la reciproca avversione, il matrimonio fu celebrato tre giorni dopo, l’8 aprile 1795, nella Cappella Reale del St. James’s Palace. La notte di nozze fu un fallimento, con Giorgio che si ubriacò e si addormentò.

La Nascita di Charlotte e la Separazione

L’unione, sebbene breve, produsse un’erede: la Principessa Charlotte Augusta, nata il 7 gennaio 1796. La nascita di una figlia fu l’unico risultato positivo del matrimonio. Poco dopo, Giorgio e Carolina si separarono formalmente. Giorgio impose condizioni severe per la loro separazione, negando a Carolina l’accesso alla corte e limitando drasticamente i suoi contatti con la figlia. Carolina si stabilì a Charlton e poi a Blackheath, a sud di Londra, dove condusse una vita relativamente indipendente, circondata da un proprio circolo sociale, spesso meno formale di quanto ci si aspettasse da una principessa reale.

La sua condotta, considerata anticonvenzionale per l’epoca, divenne presto oggetto di pettegolezzi e scandali. Nel 1806, il Principe di Galles avviò la cosiddetta “Delicate Investigation” (Indagine Delicata), un’inchiesta segreta sulle accuse di adulterio e di aver dato alla luce un figlio illegittimo, William Austin, che Carolina aveva preso sotto la sua protezione. Sebbene l’indagine scagionò Carolina dalle accuse più gravi di adulterio e di aver partorito un figlio, fu comunque ammonita per la sua “leggerezza” e per aver condotto una vita che aveva dato adito a maldicenze. Questo episodio, lungi dal danneggiarla agli occhi del pubblico, la rese una figura popolare, vista come vittima delle macchinazioni del marito.

L’Esilio Volontario e Nuovi Scandali

Con la figlia Charlotte che cresceva e si avvicinava all’età adulta, e con le continue tensioni con Giorgio, che divenne Principe Reggente nel 1811 a causa della malattia mentale di Giorgio III, Carolina decise di lasciare l’Inghilterra. Nel 1814, intraprese un viaggio attraverso l’Europa e il Medio Oriente, cercando libertà dalle restrizioni della corte britannica. Trascorse anni in Italia, Grecia e Terra Santa, attirando nuovamente l’attenzione per il suo stile di vita non convenzionale.

Durante il suo soggiorno all’estero, Carolina assunse Bartolomeo Pergami, un italiano, come suo corriere e poi lo promosse a ciambellano, concedendogli titoli nobiliari e ricchi doni. La loro stretta relazione diede adito a forti sospetti di una relazione extraconiugale. Queste voci furono diligentemente raccolte dagli agenti di Giorgio, che desiderava ardentemente trovare un pretesto per divorziare da lei.

La morte prematura di sua figlia Charlotte nel 1817, che era molto popolare e l’erede presuntiva al trono, fu un duro colpo per Carolina e per la nazione. Nonostante il lutto, Carolina non tornò in Inghilterra per il funerale.

Il Ritorno in Inghilterra e il Processo

Quando Giorgio III morì il 29 gennaio 1820, il Principe Reggente ascese al trono come Giorgio IV. Carolina, di diritto, divenne Regina Consorte del Regno Unito. Tuttavia, Giorgio IV era determinato a impedirle di assumere questo ruolo. Tentò di negoziare un accordo che prevedeva che Carolina rimanesse all’estero in cambio di un’indennità annuale, a condizione che rinunciasse al titolo di Regina. Carolina, incoraggiata dai suoi sostenitori in Inghilterra e desiderosa di rivendicare i suoi diritti, rifiutò l’accordo e fece ritorno in Inghilterra il 5 giugno 1820. Il suo arrivo fu accolto con entusiasmo dalle masse, che la videro come una martire perseguitata dal re impopolare.

La risposta di Giorgio IV fu l’introduzione di un “Bill of Pains and Penalties 1820” (Legge di Pene e Penalità) al Parlamento. Questa legge, che non era un processo giudiziario ordinario ma un atto legislativo, mirava a sciogliere il suo matrimonio con Giorgio e a privarla del titolo di Regina, basandosi sulle accuse di adulterio con Bartolomeo Pergami. Il “processo” di Carolina si svolse nella Camera dei Lord a partire da agosto 1820. L’accusa presentò numerosi testimoni italiani, molti dei quali ex servi di Carolina, che deposero contro di lei, descrivendo scene compromettenti.

La difesa di Carolina fu affidata a brillanti avvocati, tra cui Henry Brougham e Thomas Denman. Essi smontarono la credibilità dei testimoni dell’accusa, molti dei quali furono trovati inaffidabili o corrotti, e presentarono una difesa appassionata che sottolineava la crudeltà di Giorgio IV e la persecuzione subita dalla Regina. L’opinione pubblica era fortemente schierata dalla parte di Carolina, e le strade di Londra furono teatro di manifestazioni di sostegno.

Nonostante il disegno di legge passò in terza lettura nella Camera dei Lord, il margine fu così stretto (108 voti a 99) che il governo, temendo gravi disordini sociali e una sconfitta certa nella Camera dei Comuni, ritirò la legge il 10 novembre 1820. Fu una vittoria clamorosa per Carolina, che mantenne il suo titolo di Regina, ma la sua reputazione era stata irrimediabilmente danneggiata dagli scandali e dalle accuse.

Gli Ultimi Mesi e la Morte

La vittoria legale non si tradusse in un riconoscimento sociale. Il 19 luglio 1821, Giorgio IV fu incoronato in una sontuosa cerimonia nell’Abbazia di Westminster. Carolina, nonostante fosse la Regina Consorte, fu esclusa e le fu negato l’ingresso quando tentò di partecipare. Questa umiliazione pubblica fu un colpo devastante.

La sua salute, già precaria a causa dello stress e delle tensioni degli anni precedenti, peggiorò rapidamente. Carolina morì il 7 agosto 1821, all’età di 53 anni, nella sua residenza di Hammersmith. La causa esatta della morte è oggetto di dibattito, ma si ritiene sia stata una peritonite o un’occlusione intestinale.

Le sue ultime volontà furono di essere sepolta nella sua città natale di Brunswick. Il suo funerale fu l’ennesimo momento di controversia. Il corteo funebre attraverso Londra, inizialmente deviato dal governo per evitare i quartieri popolari, fu costretto dalla folla in lutto a passare per la City, provocando scontri tra la gente e le truppe, con diverse vittime. La bara di Carolina fu infine imbarcata per Brunswick, dove fu sepolta nella Cattedrale di Brunswick. Sulla sua lapide fu incisa, per sua espressa volontà, la seguente iscrizione: “Qui giace Carolina, la Regina Ferita d’Inghilterra”. La sua vita tormentata divenne un monito sui pericoli del potere reale e sulla forza dell’opinione pubblica.