Carlo Della Torre di Rezzonico (papa Clemente Xiii)

Carlo Della Torre di Rezzonico: Papa Clemente XIII (1693-1769) Carlo Della Torre di Rezzonico, destinato a diventare papa con il nome di Clemente XIII, nacque a Venezia il 7 marzo 1693.

Biografia

Carlo Della Torre di Rezzonico: Papa Clemente XIII (1693-1769)

Carlo Della Torre di Rezzonico, destinato a diventare papa con il nome di Clemente XIII, nacque a Venezia il 7 marzo 1693. Proveniente da una famiglia patrizia di recente nobiltà veneziana, che aveva accumulato notevoli ricchezze, Carlo ricevette un’educazione di prim’ordine. Studiò presso i Gesuiti a Bologna, dove eccelse per intelligenza e pietà, per poi proseguire gli studi all’Università di Padova, conseguendo il dottorato in utroque iure, ovvero in diritto canonico e civile. Questa solida formazione legale e teologica lo preparò per una brillante carriera ecclesiastica e curiale.

Gli Inizi della Carriera e l’Episcopato di Padova

La sua carriera ecclesiastica iniziò precocemente. A soli 23 anni, nel 1716, fu nominato protonotario apostolico. Poco dopo, entrò nella Curia Romana, ricoprendo incarichi di crescente responsabilità. Fu relatore della Congregazione del Buon Governo, poi governatore di Rieti e in seguito di Fano, dimostrando notevoli capacità amministrative e di governo. Il suo impegno e la sua integrità non passarono inosservati. Nel 1737, papa Clemente XII lo elevò alla dignità cardinalizia, nominandolo cardinale diacono di San Nicola in Carcere. Questo fu un passo cruciale che lo inserì nel collegio cardinalizio, aprendogli le porte a futuri ruoli di maggiore spicco.

Nel 1743, Rezzonico fu consacrato vescovo di Padova, una delle diocesi più prestigiose d’Italia. Durante i quindici anni del suo episcopato padovano, si distinse per il suo zelo pastorale. Fu un vescovo attento e premuroso, dedito alla visita delle parrocchie, alla riforma morale del clero e dei fedeli, e alla promozione della dottrina cattolica. La sua condotta esemplare e la sua profonda devozione gli valsero grande stima e affetto, consolidando la sua reputazione come uomo di Chiesa pio e capace.

L’Elezione al Soglio Pontificio (1758)

Alla morte di papa Benedetto XIV nel 1758, si aprì un lungo e complesso conclave. Dopo quasi quattro mesi di intense discussioni e manovre politiche tra le fazioni cardinalizie, il 6 luglio 1758, il cardinale Carlo Della Torre di Rezzonico fu eletto successore di Pietro. Scelse il nome di Clemente XIII in onore del papa che lo aveva creato cardinale. La sua elezione fu vista come un compromesso tra le diverse correnti, un uomo di profonda fede e di comprovata integrità, ma forse meno abile politicamente di quanto la turbolenta epoca richiedesse.

Il Pontificato di Clemente XIII: Un’Era di Sfide e Conflitti

Il pontificato di Clemente XIII (1758-1769) fu segnato da un periodo di crescente tensione tra la Chiesa cattolica e le potenze europee, influenzate dalle idee illuministiche e dal giurisdizionalismo. Il problema più pressante e destabilizzante fu senza dubbio la questione dei Gesuiti. La Compagnia di Gesù, baluardo della Controriforma e principale strumento della Santa Sede nell’istruzione e nella missione, era divenuta oggetto di accese critiche e ostilità da parte delle corti borboniche e di altri stati europei.

La Crisi dei Gesuiti

Clemente XIII si trovò a fronteggiare una campagna coordinata e implacabile per la soppressione dell’Ordine dei Gesuiti. Le accuse spaziavano dalla presunta interferenza negli affari politici ed economici degli stati, alla promozione di dottrine morali lassiste, fino a cospirazioni contro i sovrani. Il Portogallo fu il primo a espellere i Gesuiti nel 1759, seguito dalla Francia nel 1764, dalla Spagna e dal Regno di Napoli nel 1767, e infine dal Ducato di Parma nel 1768. Ogni espulsione era accompagnata dalla confisca dei beni e da violente campagne diffamatorie.

Clemente XIII, uomo di profonda fede e convinto dell’importanza vitale dei Gesuiti per la Chiesa, si schierò fermamente in loro difesa. Nel 1765, pubblicò l’enciclica Apostolicum pascendi, con la quale elogiava la Compagnia di Gesù e condannava i suoi detrattori, riaffermando l’approvazione pontificia dell’Ordine. Questo atto, sebbene coraggioso e coerente con la sua visione, esacerbò ulteriormente le relazioni con le corti borboniche. I sovrani risposero con la rottura delle relazioni diplomatiche con la Santa Sede, l’occupazione di territori pontifici come Avignone e Benevento, e crescenti pressioni per la soppressione totale dell’Ordine.

Altre Sfide e Politica Interna

Oltre alla questione gesuitica, Clemente XIII dovette affrontare la diffusione delle idee illuministiche, spesso critiche nei confronti dell’autorità ecclesiastica e della dottrina tradizionale. Il Papa condannò diverse opere, tra cui l’Encyclopédie di Diderot e D’Alembert, ritenendole pericolose per la fede e la morale. Si adoperò per mantenere la disciplina ecclesiastica e per rafforzare la fede cattolica, promuovendo la devozione e la santità. Durante il suo pontificato, canonizzò diversi santi, tra cui Giuseppe Calasanzio e Giuseppe da Copertino.

Nonostante le turbolenze politiche, Clemente XIII fu anche un patrono delle arti. Completò la facciata della Basilica di Santa Maria Maggiore e promosse il restauro di diverse chiese e monumenti a Roma. La sua generosità personale era nota, e si dedicò con carità ai poveri e ai bisognosi della città.

La Morte e l’Eredità

La pressione sui Clemente XIII per la soppressione dei Gesuiti divenne insostenibile. Nel gennaio 1769, le corti di Francia, Spagna e Napoli presentarono un ultimatum formale, chiedendo la totale soppressione dell’Ordine. Il Papa, profondamente turbato, convocò un concistoro per il 3 febbraio 1769 per discutere la questione. Tuttavia, il 2 febbraio 1769, alla vigilia di questa cruciale riunione, Clemente XIII morì improvvisamente, probabilmente a causa di un ictus. La sua morte, sebbene naturale, fu vista da molti come un sollievo per i suoi avversari e come un tragico epilogo per un Papa che aveva difeso con coraggio e tenacia la Chiesa e i suoi istituti.

Clemente XIII è ricordato come un Papa pio, integro e zelante, che cercò di difendere con ogni mezzo la tradizione cattolica e l’autorità della Santa Sede in un’epoca di profonde trasformazioni e sfide. La sua tenace difesa dei Gesuiti, sebbene alla fine infruttuosa, testimonia la sua profonda convinzione e la sua lealtà all’Ordine che considerava un pilastro della Chiesa. Il suo pontificato, sebbene breve, fu uno dei più difficili del XVIII secolo, segnando un momento cruciale nella storia della Chiesa e delle sue relazioni con gli stati moderni.