Abbazia di San Vittore alle Chiuse

Via San Vittore, 5 - 60040 San Vittore - Ancona   vedi mappa - contatti
La chiesa di San Vittore alle Chiuse o "delle Chiuse" è un edificio romanico che si trova a San Vittore Terme nel comune di Genga (Ancona), in posizione isolata alla confluenza del fiume Sentino nell'Esino, presso il quale è possibile osservare il bellissimo ponte romano e presso la gola e le grotte di Frasassi e si trova inglobato nel piccolo borgo abbaziale contraddistinto da una torre quadrangolare di difesa medievale, conferendo al luogo l'aspetto di "cittadella fortificata". È stata dichiarata monumento nazionale nel 1902.

Abbazia di San Vittore alle Chiuse Storia

Sorta come chiesa conventuale benedettina di un complesso monastico documentato fin dal 1007, la sua edificazione dovrebbe risalire al periodo 1060-1080. Si tratta di una delle più importanti ed antiche testimonianze dell'architettura romanica nelle Marche e nonostante pesanti restauri novecenteschi mostra ancora l'articolazione volumetrica originale. All'inizio del XIII secolo il convento raggiunge il periodo di maggiore splendore, esercitando la giurisdizione su 42 chiese e su vasti beni e territori. Dopo una lunga decadenza, nel XV secolo l'abbazia fu soppressa; del complesso monastico rimangono solo pochi ambienti.
La chiesa, costruita in pietra calcarea, presenta una pianta a croce greca iscritta in un perimetro quasi quadrato, con quattro colonne che dividono la chiesa in nove campate coperte da volte a crociera a parte quella centrale sulla quale si imposta una cupola con tiburio ottagonale, poggiante sulle colonne, tramite arconi e pennacchi a tromba. Sono presenti cinque absidi semicircolari lungo il perimetro: una su ciascun fianco e tre sul lato absidale a oriente. La facciata è caratterizzata da una bassa torre cilindrica e da un alto torrione quadrangolare che probabilmente ha sostituito l'altra torre cilindrica in epoca successiva. Le due torri e la compatta volumetria contribuiscono a dare alla chiesa un aspetto di fortezza.

Alcune caratteristiche della chiesa come la pianta a croce greca iscritta in un quadrato, la disposizione delle absidi, la facciata con atrio chiuso tra due torri, quasi a costituire un westwerk e il trattamento decorativo esterno con archetti pensili, sono condivise da un gruppo ben definito di chiese marchigiane extraurbane, con volume esterno massiccio e quasi cubico. Si tratta in particolare della chiesa di San Claudio al Chienti (ritenuta la capostipite della serie), l'abbazia di Santa Maria delle Moie e la chiesa di Santa Croce di Sassoferrato.

Generalmente lo schema planimetrico a pianta centrale è stato riferito ad una influenza bizantina. Di recente è stato invece sostenuta la sostanziale indipendenza della costruzione da modelli orientali e la sua derivazione invece da modelli occidentali di origine nordica, variamente rintracciabili in chiese tedesche, normanne, lombarde e pugliesi. Anche nel sobrio trattamento delle superfici murarie esterne, con archetti ciechi e lesene potrebbe essere riconosciuto un'influenza dell'architettura lombarda.

All'interno la struttura si presenta spoglia, fatta eccezione per una particolare incisione nei pressi della porta a sinistra dell'altare, che sembra raffigurare un otto o un simbolo dell'infinito in verticale del quale non si conosce scopo o significato. Taluni hanno ipotizzato che possa essere stato lasciato da cavalieri templari.

Abbazia di San Vittore alle Chiuse

Epoca
  • Medioevo
Dove
  • Italia, Ancona
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