Barattieri

Oreste Barattieri: Il Generale tra Risorgimento e Disastro Coloniale Oreste Barattieri (Cuneo, 13 novembre 1841 – Agordo, 7 agosto 1901) fu una figura complessa e controversa nella storia militare italiana, il cui nome è indissolubilmente legato tant...

Biografia

Oreste Barattieri: Il Generale tra Risorgimento e Disastro Coloniale

Oreste Barattieri (Cuneo, 13 novembre 1841 – Agordo, 7 agosto 1901) fu una figura complessa e controversa nella storia militare italiana, il cui nome è indissolubilmente legato tanto all’epopea risorgimentale quanto alla catastrofe coloniale di Adua. La sua carriera, iniziata con l’ardore dei volontari garibaldini, si concluse nell’amarezza di un processo e di un’onta che macchiarono gli ultimi anni del Regno d’Italia.

Gli Anni della Giovinezza e l’Epopea Garibaldina

Nato in una famiglia modesta a Cuneo, Barattieri mostrò fin da giovane un forte spirito patriottico. Ancora studente, nel 1859, a soli diciotto anni, si arruolò volontario nei Cacciatori delle Alpi, sotto il comando di Giuseppe Garibaldi, partecipando alla Seconda Guerra d’Indipendenza. La sua dedizione e il suo coraggio furono evidenti, e nel 1860 prese parte alla leggendaria Spedizione dei Mille, sbarcando in Sicilia e contribuendo in modo significativo alla liberazione del Mezzogiorno d’Italia. Durante queste campagne, Barattieri si distinse per la sua audacia e le sue capacità tattiche, guadagnandosi la stima dei suoi superiori e rapide promozioni sul campo. Fu ferito più volte, testimoniando la sua costante presenza nelle fasi più concitate degli scontri, come nella battaglia del Volturno.

Dopo l’unificazione italiana, Barattieri entrò nell’esercito regolare del neonato Regno, dove proseguì una carriera militare che lo vide impegnato in diverse guarnigioni e ruoli di comando. La sua formazione fu quella tipica di un ufficiale dell’epoca, ma con l’aggiunta di un’esperienza sul campo che pochi suoi pari potevano vantare. Salì gradualmente i ranghi, mostrando sempre grande professionalità e un’instancabile dedizione al dovere. La sua progressione fu costante e meritocratica, portandolo a ricoprire incarichi di sempre maggiore responsabilità e a essere considerato un ufficiale promettente all’interno della gerarchia militare.

L’Ascesa Coloniale e il Governatorato dell’Eritrea

Negli anni Ottanta del XIX secolo, l’Italia, desiderosa di affermarsi come potenza coloniale al pari delle altre nazioni europee, volse il suo sguardo verso l’Africa Orientale. Fu in questo contesto che la carriera di Barattieri prese una svolta decisiva. Nel 1887, fu inviato in Eritrea, allora una delle prime colonie italiane, dove assunse importanti incarichi militari. Il suo compito era quello di consolidare la presenza italiana e di espandere i territori sotto il controllo del Regno, spesso in conflitto con le popolazioni locali e con l’Impero Etiope, che vedeva nella penetrazione italiana una minaccia alla propria sovranità.

Barattieri si distinse per la sua energia e la sua abilità nell’organizzare e comandare le truppe coloniali, spesso composte da ascari indigeni addestrati dagli italiani. La sua esperienza sul campo e la sua familiarità con le tattiche di guerriglia si rivelarono preziose in un ambiente così ostile. Nel 1892, raggiunse l’apice della sua carriera coloniale, venendo nominato Governatore dell’Eritrea e comandante in capo delle truppe italiane in Africa Orientale. Sotto la sua guida, l’Eritrea vide un certo sviluppo infrastrutturale e un consolidamento amministrativo, ma la politica espansionistica continuò a generare frizioni con l’Etiopia, allora governata dall’imperatore Menelik II, un sovrano astuto e determinato a difendere la sua indipendenza.

Barattieri, pur essendo un uomo di campo, era anche un politico astuto e un diplomatico, capace di intessere relazioni complesse con i vari capi locali. Tuttavia, la sua ambizione e la pressione da Roma per ottenere successi territoriali lo spinsero progressivamente verso uno scontro inevitabile con l’Impero Etiope, una potenza ben più organizzata e militarmente forte di quanto gli strateghi italiani volessero ammettere o comprendere pienamente.

La Campagna d’Etiopia e la Tragedia di Adua

Il clima di tensione degenerò rapidamente. Il Trattato di Uccialli (1889), interpretato diversamente dalle due parti (dall’Italia come un protettorato sull’Etiopia, dall’Etiopia come un semplice trattato di amicizia e commercio), divenne la scintilla che accese la miccia del conflitto. Nel 1895, le ostilità aperte tra Italia ed Etiopia divennero inevitabili. Barattieri, pur consapevole delle difficoltà logistiche e della superiorità numerica delle forze etiopi, fu spinto dal governo Crispi a intraprendere un’azione militare decisiva.

La campagna fu caratterizzata da una serie di scontri minori e scaramucce, che videro successi alterni. Le truppe italiane, sebbene ben armate, erano numericamente inferiori e lontane dalle proprie basi di rifornimento. La pressione politica su Barattieri per ottenere una vittoria decisiva crebbe esponenzialmente, portandolo a decisioni sempre più azzardate. Dopo la sconfitta italiana all’Amba Alagi (dicembre 1895), dove un contingente italiano fu annientato, e la caduta del presidio di Macallè (gennaio 1896), la situazione divenne critica. Barattieri si trovò di fronte a un dilemma: ritirarsi e attendere rinforzi, o tentare un’offensiva risolutiva per risollev