Caterina Sforza
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Caterina Sforza

Signora di Forlì e Imola, celebre per la difesa della rocca di Ravaldino contro Cesare Borgia

Nato: 1463 Morto: 28 maggio 1509

Caterina Sforza, signora di Forlì e Imola, è ricordata soprattutto per la strenua difesa della rocca di Ravaldino contro l'esercito di Cesare Borgia.

Caterina Sforza nacque intorno al 1463 a Milano o a Pavia, figlia naturale di Galeazzo Maria Sforza, duca di Milano dal 1466, e di Lucrezia Landriani. Legittimata dal padre, trascorse l’infanzia in parte accanto alla nonna paterna Bianca Maria Visconti, in un ambiente di corte che la formò alla politica fin da giovanissima.

Gli accordi matrimoniali del 1473

Le trattative per il matrimonio di Caterina risalgono già al gennaio 1473, quando fu concordato il fidanzamento con Girolamo Riario attraverso un complesso sistema di scambi patrimoniali: il duca di Milano avrebbe venduto alla Chiesa la signoria di Imola per 50.000 ducati, incassandone tuttavia soltanto 40.000. L’accordo, concluso quattro anni prima delle nozze effettive celebrate nel 1477, riflette il peso politico che il casato sforzesco attribuiva fin da subito all’unione tra la giovane Caterina e la famiglia del pontefice regnante.

Il matrimonio con Girolamo Riario

Il matrimonio con Girolamo Riario, nipote di papa Sisto IV, fu celebrato nel 1477. Riario divenne signore di Imola grazie a quell’accordo, estendendo poi il proprio dominio anche a Forlì nel 1480. Quando Girolamo fu assassinato nell’aprile 1488, Caterina si chiuse nella rocca di Ravaldino a Forlì mentre la città veniva consegnata al Papa, e riuscì a mantenere la posizione fino all’arrivo delle truppe sforzesche e bentivogliesche che le restituirono la signoria, esercitata come reggente per il figlio Ottaviano.

Gli anni del governo su Forlì e Imola

Rimasta vedova, Caterina si risposò in segreto prima con Giacomo Feo, ucciso in un agguato nell’agosto 1495, poi con Giovanni di Pierfrancesco de’ Medici, detto “il Popolano”, morto nel settembre 1498. Da quest’ultimo matrimonio nacque Giovanni de’ Medici, che sarebbe diventato celebre come condottiero con il nome di Giovanni dalle Bande Nere e sarebbe stato il padre di Cosimo I de’ Medici, primo granduca di Toscana.

L’assedio della rocca di Ravaldino

Nel 1499 Cesare Borgia, forte dell’appoggio del padre papa Alessandro VI e dell’esercito francese, mosse contro i piccoli stati della Romagna. Caterina organizzò la difesa di Forlì e si asserragliò nella rocca di Ravaldino, resistendo per settimane all’assedio delle truppe borgiane. La fortezza cadde il 16 gennaio 1500: Caterina si arrese alle truppe svizzere al servizio di Cesare Borgia e fu quindi condotta prigioniera a Roma, dove rimase rinchiusa in Castel Sant’Angelo fino al giugno 1501.

Durante la prigionia romana, Caterina fu inoltre costretta a cedere formalmente i diritti sulla contea di Forlì e sul ducato di Imola, che passarono sotto il controllo diretto di Cesare Borgia, ponendo fine a oltre un decennio di governo autonomo della Romagna sforzesca.

Gli ultimi anni a Firenze

Rilasciata dopo l’intervento della diplomazia francese, Caterina si ritirò a Firenze, città natale del terzo marito, dove trascorse gli ultimi anni della sua vita occupandosi dell’educazione del figlio Giovanni. Morì a Firenze il 28 maggio 1509 e fu sepolta nel convento delle Murate.

Gli Experimenti: un ricettario rinascimentale

A Caterina è attribuita anche la compilazione degli Experimenti, una raccolta di oltre quattrocento ricette di medicina, cosmesi e alchimia messe insieme nel corso della sua vita, in parte frutto di sperimentazione diretta e in parte trascrizioni di formule circolanti tra le corti italiane con cui era in contatto, da Milano a Mantova a Ferrara. Il manoscritto, trascritto agli inizi del Cinquecento e riscoperto solo nell’Ottocento, è oggi considerato una delle fonti più originali per la storia della farmacologia e dell’alchimia rinascimentale.

Una figura della casata Sforza

Discendente diretta della famiglia ducale milanese, Caterina appartiene alla storia della casata Sforza, di cui condivise l’energia politica e la determinazione militare che caratterizzarono diversi membri del casato in un’epoca segnata dalle guerre d’Italia. La sua vicenda, raccontata anche da cronisti coevi come Niccolò Machiavelli, ha fatto di lei una delle figure femminili più note del Rinascimento italiano, ricordata tanto per l’abilità di governo quanto per la resistenza militare a Ravaldino.