Giulio Antonio Acquaviva nacque ad Atri, in Abruzzo, intorno al 1428, figlio di Giosia Acquaviva, sesto duca di Atri e conte di San Flaviano, e di Antonella Migliorati. Succedette al padre nei titoli e nei feudi nel 1452, un patrimonio che ampliò notevolmente grazie al matrimonio, celebrato nel 1456, con Caterina Orsini del Balzo, figlia naturale di Giovanni Antonio Orsini del Balzo, principe di Taranto.
Gli anni della congiura dei baroni
Nei primi anni della sua carriera Giulio Antonio seguì il suocero Giovanni Antonio Orsini del Balzo nella prima congiura dei baroni contro re Ferrante I d’Aragona, ottenendo una vittoria contro le truppe regie presso San Flaviano nel luglio 1460, prima di essere fermato dall’intervento di Giorgio Castriota Scanderbeg. Scanderbeg, condottiero albanese alleato della corona aragonese, intervenne infatti più volte nel Regno di Napoli in appoggio alle truppe regie durante la rivolta baronale, contribuendo a ristabilire l’equilibrio a favore di re Ferrante. Dopo il crollo della rivolta e la morte del suocero nel 1463, passò dalla parte di re Ferrante, che lo ricompensò della fedeltà restituendo alla famiglia i possedimenti di Atri e Teramo il 30 aprile 1469.
Al servizio della corona aragonese
Divenuto uomo di fiducia della corona, Ferrante lo impiegò ripetutamente in missioni diplomatiche e militari, tra cui il comando di forze a Genova e in Toscana tra il 1478 e il 1479. Nel 1478 fu insignito dell’Ordine dell’Ermellino e, l’anno seguente, ottenne il privilegio di aggiungere al proprio cognome l’appellativo “d’Aragona” e di inserire i colori della casa reale nello stemma di famiglia.
La caduta di Otranto e la morte
Nell’agosto 1480 una flotta ottomana conquistò Otranto, in Puglia, mettendo a ferro e fuoco la città. Giulio Antonio fu posto al comando della prima spedizione di millecinquecento soldati inviata per tentare di liberarla. Nel febbraio 1481, inseguendo un reparto turco in ritirata nei pressi di Minervino, cadde in un’imboscata: ferito di scimitarra al collo, continuò a combattere prima di essere infine decapitato da un capitano ottomano. Il corpo, rimasto in sella al cavallo, fu portato fino a una chiesa vicina; la testa, portata a Costantinopoli, non fu mai restituita nonostante le offerte di riscatto. Fu sepolto nella chiesa di Santa Maria dell’Isola a Conversano.
Dal matrimonio con Caterina Orsini del Balzo, Giulio Antonio ebbe cinque figli. Gli succedette come duca di Atri e conte di Conversano il primogenito Andrea Matteo III, mentre il secondogenito Belisario divenne primo duca di Nardò; il terzo figlio, Donato, fu vescovo di Conversano dal 1499 al 1528, e il quarto, Giovanni Antonio, ottenne il titolo di marchese di Bitonto. La figlia Paola sposò dapprima, nel 1500, Onorato Sanseverino e in seconde nozze, nel 1521, Antonio Cantelmo, intrecciando ulteriormente i legami tra il casato Acquaviva e le principali famiglie feudali del Regno di Napoli.
La fondazione di Giulia Nova, sorta più in alto rispetto all’insediamento originario distrutto dalle incursioni ottomane, rappresentò per l’epoca un’iniziativa urbanistica di rilievo, pianificata secondo criteri regolari che ne fecero, nei secoli successivi, uno degli esempi di città di fondazione rinascimentale della costa adriatica abruzzese.
Il fondatore di Giulianova
Oltre alla carriera militare, Giulio Antonio è ricordato per la fondazione, nel 1471, della città di Giulia Nova, l’odierna Giulianova, sorta per accogliere la popolazione di un insediamento costiero distrutto da un’incursione ottomana. La sua vicenda, tra fedeltà mutevole nelle guerre baronali e sacrificio finale nella difesa del Regno dall’avanzata turca, ne fece una delle figure più ricordate della nobiltà feudale abruzzese e pugliese del secondo Quattrocento, legata sia al ducato di Atri sia alla contea di Conversano, ereditata attraverso la moglie Caterina Orsini del Balzo, appartenente alla famiglia Orsini.