Liutprando, re dei Longobardi
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Liutprando, re dei Longobardi

Re dei Longobardi e d'Italia dal 712 al 744, più prolifico legislatore della dinastia longobarda

Nato: 690 Morto: 744-06

Liutprando fu il re longobardo che portò il regno al suo massimo splendore, distinguendosi come il più prolifico legislatore della dinastia.

Liutprando nacque intorno al 690, figlio del re Ansprando. Nel 712 aiutò il padre a riconquistare il trono longobardo e, alla morte di questi appena tre mesi dopo, gli succedette come re dei Longobardi e re d’Italia, carica che mantenne fino al 744.

La politica verso i ducati e Bisanzio

Il lungo regno di Liutprando fu segnato da una politica costante di rafforzamento dell’autorità regia sui due grandi ducati semi-autonomi di Spoleto e Benevento, e da ripetuti interventi ai confini con l’Esarcato bizantino di Ravenna, in un’epoca in cui il potere imperiale d’Oriente in Italia era ormai fortemente indebolito. Pur senza riuscire a realizzare pienamente l’ambizione di un dominio unitario sull’intera penisola, Liutprando portò i confini del regno longobardo alla loro massima estensione.

Il re più longevo e potente della dinastia

Il regno di Liutprando, durato oltre trent’anni, è considerato dagli storici il momento di massimo splendore del regno longobardo in Italia. Attraverso una politica militare e diplomatica attiva verso i ducati di Spoleto e Benevento, verso l’Esarcato bizantino di Ravenna e verso i regni franchi, Liutprando riuscì a rafforzare significativamente l’autorità regia sull’insieme dei territori longobardi, ponendo le premesse per l’ambizione, poi non pienamente realizzata, di un dominio unitario sull’intera penisola.

Sul piano militare, Liutprando condusse diverse campagne contro l’Esarcato bizantino di Ravenna, saccheggiando la città nel 717 e conquistando Bologna tra il 726 e il 728. Verso i ducati intervenne direttamente più volte: depose nel 732 il gastaldo usurpatore Audelais a Benevento, sostituì intorno al 737 il duca Pemmone del Friuli con il fedele nipote Rachis e, dopo la ribellione di Trasamondo II nel 742, sconfisse l’esercito bizantino-spoletino insediando duchi a lui fedeli. Mantenne inoltre relazioni diplomatiche strette con i Franchi, alleandosi con Carlo Martello intorno al 730 e accogliendo nel 737, secondo un uso di adozione simbolica, il figlio di questi, Pipino, poi divenuto re dei Franchi.

Il rapporto con il papato

Definitosi “re cristiano dei Longobardi”, Liutprando ebbe un rapporto complesso con Roma: nel 728, dopo aver conquistato Sutri, ne fece dono alla sede papale, in quella che la tradizione ricorda come la donazione di Sutri, primo nucleo territoriale del potere temporale della Chiesa. A Pavia fondò inoltre il monastero di San Pietro in Ciel d’Oro, dotato di una cappella palatina, tra le prime di questo genere. Nel 739 assediò tuttavia la stessa Roma, spingendo papa Gregorio III a cercare l’appoggio di Carlo Martello; solo pochi anni dopo, nel 743, papa Zaccaria ottenne da Liutprando la restituzione di diverse città umbre occupate.

Il legislatore di Pavia

Fin dall’inizio del regno, Liutprando si dedicò con particolare intensità all’attività legislativa, risultando, dopo Rotari, che nel 643 aveva messo per iscritto le leggi del popolo longobardo, il più prolifico tra i sovrani della dinastia in questo campo. Emanò complessivamente 153 norme, che toccavano i più diversi ambiti del diritto: a differenza dell’editto di Rotari, incentrato soprattutto sul diritto penale, le disposizioni di Liutprando riguardarono in misura maggiore il diritto civile e quello di famiglia.

L’assemblea annuale del popolo

La stesura e la promulgazione delle nuove leggi avvenivano in occasione dell’assemblea annuale del popolo longobardo, che si teneva ogni anno a Pavia il primo marzo, capitale del regno fin dall’epoca di Alboino. Questi momenti pubblici di legislazione rafforzavano l’unità politica e simbolica del popolo longobardo attorno alla figura regia. Nei prologhi premessi ai propri editti, Liutprando elaborò inoltre una consapevole teoria della regalità cristiana, presentandosi come sovrano investito di un compito di ordine religioso oltre che politico.

Morte e sepoltura a Pavia

Liutprando morì nel giugno 744 e fu sepolto a Pavia, nella cappella cimiteriale di Sant’Adriano, presso la chiesa di Santa Maria in Pertica, accanto al padre Ansprando, nella città che per tutto il suo regno aveva rappresentato il centro politico e simbolico del potere longobardo in Italia.

Un’eredità legislativa duratura

Le leggi di Liutprando, tramandate insieme a quelle degli altri sovrani longobardi nel corpus dell’editto, restano una delle fonti principali per la conoscenza del diritto, della società e dell’organizzazione politica del regno longobardo nella prima metà dell’VIII secolo, e testimoniano il tentativo, portato avanti con continuità per oltre tre decenni, di dare al regno un ordinamento giuridico stabile e riconosciuto in tutti i suoi territori.