Oggi, vi condurremo nelle sale del potere e tra le vie pulsanti di Siena, per riscoprire la parabola di una stirpe che ha segnato profondamente la storia della Repubblica: i Placidi.
I Placidi: Un’Antica Stirpe al Cuore della Repubblica di Siena
La storia dei Placidi affonda le radici in un passato remoto, nel cuore del contado senese, più precisamente a Radi. Già agli albori del Duecento, questa illustre famiglia si affermava come signori incontrastati della località, ponendo le basi per un’ascesa che li avrebbe visti protagonisti indiscussi della vita politica, militare e civile di Siena per oltre tre secoli. La loro vicenda è un affresco vivido delle dinamiche di potere, delle alleanze e delle turbolenze che animarono una delle più gloriose città-stato d’Italia.
Tra Spade e Consigli: Il Ruolo Politico e Militare
I Placidi si distinsero fin da subito per la loro tempra e il loro acume politico. Nel 1232, Ugo di Aldello fu tra i trenta cittadini senesi scelti per comporre il Magistrato, un organo cruciale che, con grande risolutezza, spinse per sostenere la guerra contro l’Imperatore Federico II, in un momento di delicate tensioni geopolitiche. Questa precoce partecipazione ai vertici del potere testimonia l’influenza e la fiducia di cui godeva la famiglia.
Il loro impegno non si limitò alle aule dei consigli. Nel 1251, un altro membro eminente, Cione Placidi, ricoprì l’importante carica di Gonfaloniere dei Cavalieri di Siena, guidando le truppe cittadine nella spedizione contro i Guelfi Fiorentini, eterni rivali della Repubblica. La diplomazia era un altro loro punto di forza: nel 1306, un secondo Cione fu ambasciatore di Siena, con il compito di pacificare le contese tra gli abitanti di Montiano e Grosseto, dimostrando una spiccata attitudine alla mediazione. La sua statura fu ulteriormente riconosciuta nel 1338, quando fu annoverato tra i primi Cavalieri nominati dal Pubblico, ricevendo onori speciali durante la visita di un principe francese, segno della sua elevata posizione sociale.
L’espansione territoriale e il consolidamento del dominio senese videro ancora i Placidi in prima linea. Nel 1310, Bartolomeo d’Aldello fu l’incaricato di ricevere la sottomissione di Grosseto ai Senesi, un evento di capitale importanza per la Repubblica. Anni dopo, nel 1380, lo stesso Bartolomeo agì come Commissario della Repubblica, inviato come ambasciatore presso Carlo di Durazzo, a riprova della sua costante fiducia e capacità. La famiglia continuò a occupare posizioni di prestigio: nel 1326, Macido d’Ugo d’Aldello fu il primo della sua stirpe a sedere nel supremo Magistrato, mentre nel 1394 un altro Placido si distinse come mediatore in una disputa tra il Conte Bertoldo di Sovana e il Conte di Santa Fiora.
L’Impronta Civica e Spirituale nel Quattrocento
Il XV secolo vide i Placidi estendere la loro influenza anche in ambito finanziario e religioso. Numerosi membri della famiglia ricoprirono la carica di Provveditore di Biccherna, l’ufficio finanziario più importante della Repubblica: tra questi, Ugo di Cione nel 1419, Agnolo di Placido nel 1429 e suo fratello Domenico nel 1444. Questo ruolo era fondamentale per la gestione delle finanze pubbliche e testimoniava la loro affidabilità e competenza.
Non mancò l’impegno nel sociale e nel sacro. Il Beato Domenico di Cione, venerato come servo di Dio, fu eletto Canonico regolare nel 1428, portando lustro spirituale alla famiglia. Nel 1473, Giovanni d’Agnolo ebbe l’onore di essere il primo Camarlingo del neonato Monte di Pietà, un’istituzione caritatevole volta a contrastare l’usura, dimostrando la loro sensibilità verso le esigenze della comunità.
Le Turbolenze Politiche e la Resilienza dei Placidi
La fine del Quattrocento fu un periodo di grande instabilità per Siena, con frequenti scontri tra le fazioni e repentini cambiamenti di governo. I Placidi, data la loro preminenza, furono inevitabilmente coinvolti in queste dinamiche turbolente. Nel 1480, Messer Placido d’Aldello, già annoverato tra gli eletti di Balìa e insignito del titolo di Cavaliere dal Duca di Calabria, ricoprì la carica di Capitano del Popolo. Tuttavia, a causa di non meglio specificate “vicissitudini”, fu rimosso dal Magistrato dei Nove e da ogni ufficio pubblico, subendo un confino di quattro anni insieme ai fratelli Neri e Domenico.
La loro influenza, però, era tale da superare anche le avversità. Il Duca di Sessa, informato dell’accaduto e “conosciuta l’insolenza di chi governava la Repubblica”, intervenne perentoriamente. Inviò un suo ambasciatore alla Balìa, ordinando per conto di Sua Maestà Cesarea – di cui il Duca era oratore a Roma – l’annullamento e la revoca del confino ai cittadini Placidi, minacciando gravi conseguenze in caso di disobbedienza. Questo episodio svela la rete di potenti alleanze e la statura internazionale che la famiglia aveva saputo costruire.
Nonostante l’intervento, le persecuzioni non cessarono del tutto. Nel 1482, Neri d’Aldello, uomo di “alto intendimento”, fu anch’egli privato di ogni carica e onore pubblico e confinato per quattro anni fuori dallo Stato, insieme ai fratelli e ad altri esponenti del Monte di Nove. Le pene erano così severe da proibire a chiunque di prestare loro aiuto. In un gesto di disperazione e audacia, Neri si gettò nelle braccia di Re Ferdinando di Napoli, navigando lungo le coste maremmane a bordo delle sue galere. Da Siena, la Balìa lo dichiarò ribelle, ma Neri, con il supporto di genti del Signore di Piombino e per ordine del Re di Napoli, continuò a farsi vedere, sfidando apertamente il potere che lo aveva esiliato.
La saga dei Placidi è un capitolo emblematico della storia senese, un racconto di potere, ingegno, fede e resilienza. Attraverso le loro vic