Leopoldo II di Toscana
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Leopoldo II di Toscana

Ultimo granduca di Toscana effettivamente regnante, promotore di bonifiche e opere pubbliche

Nato: 3 ottobre 1797 Morto: 28 gennaio 1870

Leopoldo II d'Asburgo-Lorena fu l'ultimo granduca di Toscana a regnare effettivamente, prima di lasciare Firenze e Palazzo Pitti nel 1859.

Leopoldo II Giovanni Giuseppe Francesco Ferdinando Carlo d’Asburgo-Lorena nacque a Firenze il 3 ottobre 1797, secondogenito del granduca Ferdinando III di Toscana e di Luisa Maria Amalia di Borbone-Due Sicilie. Trascorse parte della prima giovinezza nei territori del Sacro Romano Impero, dove il padre si era rifugiato in seguito all’invasione napoleonica della Toscana.

L’ascesa al trono

Con la Restaurazione, la famiglia tornò a Firenze nel 1814. Leopoldo salì al trono granducale il 18 giugno 1824, succedendo al padre Ferdinando III, e resse il granducato per trentacinque anni, fino al 1859.

Un sovrano dell’età della Restaurazione

Il regno di Leopoldo II si colloca interamente nella lunga fase della Restaurazione e del successivo Risorgimento italiano: succeduto in un clima politico relativamente stabile, dovette fronteggiare nei decenni successivi la crescente pressione dei movimenti nazionali e liberali che attraversavano l’intera penisola, mantenendo a lungo verso la Toscana un atteggiamento paternalistico, più incline alla mediazione che alla repressione, che gli valse inizialmente una popolarità superiore a quella di altri sovrani italiani del tempo.

Le riforme e le opere pubbliche

Il governo di Leopoldo II fu caratterizzato da un impegno costante, seppure improntato a un carattere mite e talora privo dell’energia necessaria nei momenti di crisi, in una serie di iniziative di modernizzazione dello stato. Proseguì i lavori di bonifica della Maremma toscana avviati dai suoi predecessori, ampliò il porto di Livorno, riorganizzò gli studi universitari e permise, nel 1839, lo svolgimento a Pisa del primo congresso degli scienziati italiani. Favorì inoltre la costruzione delle prime linee ferroviarie del granducato e, nel 1847, riformò la legge sulla stampa.

Leopoldo si sposò due volte: nel 1817 con Maria Anna Carolina di Sassonia, da cui ebbe quattro figlie, e, rimasto vedovo, con Maria Antonia delle Due Sicilie nel 1833, da cui nacquero dieci figli, tra cui l’erede Ferdinando IV. Ampliò il porto di Livorno con la costruzione del Molo Nuovo, detto Molo Leopoldino, e promosse la costruzione delle prime linee ferroviarie toscane, la Leopolda tra Firenze, Pisa e Livorno e la Maria Antonia tra Firenze e Lucca. Offrì inoltre ospitalità a letterati perseguitati altrove in Italia, tra cui Giacomo Leopardi e Alessandro Manzoni, e curò personalmente edizioni delle opere di Galileo Galilei e delle rime di Lorenzo de’ Medici, che gli valsero l’ammissione all’Accademia della Crusca.

Lo statuto del 1848

Sotto la pressione dei movimenti liberali e democratici che attraversarono l’Italia nel 1848, Leopoldo II concesse uno statuto costituzionale al granducato, un provvedimento che tuttavia non fu sufficiente ad arginare a lungo le tensioni politiche interne, culminate un decennio più tardi nella crisi definitiva del suo governo.

L’abbandono di Firenze nel 1859

Il 27 aprile 1859, a seguito di una grande manifestazione popolare a Firenze, Leopoldo lasciò il Palazzo Pitti con la famiglia, uscendo dalla città attraverso la porta di Boboli verso la strada per Bologna, convinto che una vittoria austriaca gli avrebbe permesso di fare ritorno, come già era accaduto nel biennio 1847-1849. Il ritorno non avvenne: dopo trentacinque anni di regno, il 13 luglio l’imperatore Francesco Giuseppe lo invitò ad abdicare in favore del figlio, che assunse il titolo nominale di Ferdinando IV, granduca di Toscana. Leopoldo abdicò ufficialmente il 21 luglio 1859, segnando di fatto la fine del governo lorenese in Toscana, pochi mesi prima dell’annessione del granducato al Regno di Sardegna.

Gli ultimi anni

Leopoldo trascorse gli ultimi anni della sua vita lontano da Firenze e morì a Roma il 28 gennaio 1870, chiudendo simbolicamente, quasi in coincidenza con la fine del potere temporale dei papi nella stessa città, l’epoca delle grandi corti italiane d’Antico Regime di cui il granducato di Toscana era stato per secoli una delle espressioni più raffinate.