Ferdinando II de’ Medici governò come granduca di Toscana per quasi cinquant’anni, dal 1621 al 1670, un periodo che unì tensioni politiche ed economiche a un sostenuto investimento nella ricerca scientifica che lasciò un segno duraturo su Firenze.
Una reggenza, poi un lungo regno
Nato a Firenze nel 1610, Ferdinando era figlio di Cosimo II de’ Medici e di Maria Maddalena d’Austria. Salì al trono granducale a undici anni, dopo la morte prematura del padre, e il Granducato fu governato durante la sua minore età dalla madre e dalla nonna, Cristina di Lorena, in qualità di reggenti. Gli storici hanno generalmente giudicato con severità quel periodo di reggenza, citando spese eccessive e declino economico; Ferdinando assunse il governo personale al raggiungimento della maggiore età.
Peste, guerra e un secolo difficile
Il Seicento portò crisi ricorrenti in Toscana. La peste del 1630-1633 uccise circa un decimo della popolazione del Granducato; a differenza di molti nobili che si allontanarono dalle zone colpite, Ferdinando è ricordato per aver preso parte personalmente agli sforzi di soccorso ai malati. Le guerre europee del periodo, pur non combattute direttamente su suolo toscano, turbarono i commerci e misero sotto pressione le finanze granducali. Posizionata tra le grandi potenze di Spagna e, in seguito, Austria, la Toscana di Ferdinando dovette spesso scambiare indipendenza politica con stabilità e conservazione del proprio prestigio culturale.
Mecenate di Galileo e delle scienze sperimentali
Nonostante queste pressioni, Ferdinando rese Firenze un centro europeo per le nuove scienze sperimentali. Sostenne Galileo Galilei sia prima sia dopo il processo dell’astronomo davanti all’Inquisizione nel 1633, adoperandosi per garantirgli condizioni che gli permettessero di proseguire le ricerche sotto restrizione anziché in carcere. Ferdinando fondò una propria Accademia Medicea Sperimentale nel 1642, e nel 1657 il fratello, il cardinale Leopoldo de’ Medici, fondò con il suo sostegno l’Accademia del Cimento, una delle prime società scientifiche europee dedicate al metodo sperimentale, i cui strumenti sono conservati ancora oggi al Museo Galileo di Firenze.
Un mecenate delle arti
Ferdinando proseguì anche la tradizione medicea di mecenatismo artistico, arricchendo le collezioni granducali che oggi costituiscono il nucleo degli Uffizi e di Palazzo Pitti. La sua corte attirò artisti, letterati e musicisti, rafforzando il ruolo di Firenze come centro di cultura e sapere anche mentre il suo peso politico in Italia diminuiva. Le collezioni granducali ampliate sotto il suo governo comprendevano tanto opere d’arte quanto gli strumenti scientifici prodotti dall’Accademia del Cimento, un doppio filone di mecenatismo, artistico e scientifico insieme, che caratterizzò l’intero regno di Ferdinando.
Eredità
Ferdinando II morì nel 1670 dopo 49 anni da granduca. Il suo regno è ricordato meno per imprese territoriali o militari che per il mecenatismo scientifico e artistico che ne arricchì le istituzioni fiorentine, in un’epoca segnata più dalla difesa dello status del Granducato che dalla sua espansione. Gli strumenti dell’Accademia del Cimento al Museo Galileo, le collezioni degli Uffizi e di Palazzo Pitti, e la stessa prosecuzione del lavoro di Galileo nella sua villa di Arcetri risalgono tutti a decisioni prese durante il governo di Ferdinando.