Ludovico Sforza, detto il Moro
Foto: Unknown Master, Italian (active 1490-1520 in Lombardy) · Public domain · Wikimedia Commons

Ludovico Sforza, detto il Moro

Duca di Milano, mecenate di Leonardo da Vinci e Donato Bramante

Nato: 3 agosto 1452 Morto: 17 maggio 1508

Ludovico Sforza, detto il Moro, resse il ducato di Milano come uno dei grandi mecenati del Rinascimento prima di essere catturato dai francesi.

Ludovico Sforza nacque a Milano, nel Palazzo dell’Arengo, il 3 agosto 1452, quarto dei sei figli maschi di Francesco Sforza, duca di Milano, e di Bianca Maria Visconti. Il padre lo avrebbe soprannominato “Maurum” per la carnagione scura, un appellativo che divenne il celebre epiteto “il Moro” con cui è passato alla storia.

Gli anni difficili prima del potere

La strada di Ludovico verso il governo di Milano non fu lineare: escluso a lungo dai vertici del potere ducale, tentò un colpo di mano nel 1477 che gli costò un periodo di esilio, prima di riuscire progressivamente a imporsi come figura dominante a corte accanto al nipote Gian Galeazzo Maria, di cui assunse la reggenza a partire dal 1480.

Dalla reggenza al ducato

Dopo la morte del padre nel 1466 e l’assassinio del fratello maggiore Galeazzo Maria nel 1476, Ludovico ricoprì inizialmente ruoli secondari a corte. Un tentativo di colpo di stato fallito nel 1479 lo costrinse all’esilio a Pisa, ma poté presto rientrare a Milano, dove assunse la reggenza per conto del giovane nipote Gian Galeazzo Maria Sforza. Alla morte di quest’ultimo, nell’ottobre 1494, Ludovico si proclamò duca di Milano il 22 novembre dello stesso anno.

Il matrimonio con Beatrice d’Este

Il 17 gennaio 1491 Ludovico sposò Beatrice d’Este, figlia del duca di Ferrara, da cui ebbe due figli, Massimiliano, nato nel 1493, e Francesco, nato nel 1495, che sarebbe poi divenuto duca con il nome di Francesco II Sforza. Beatrice morì il 3 gennaio 1497, lasciando Ludovico privo di una delle sue principali consigliere politiche.

Dopo la morte della moglie, Ludovico fece coniare in sua memoria una moneta commemorativa, tra i primi esempi di questo genere nella monetazione italiana, testimonianza pubblica del legame che aveva unito i due coniugi e del ruolo politico che Beatrice aveva rivestito accanto a lui negli anni del governo ducale.

La corte di Leonardo da Vinci e Bramante

Il ducato di Ludovico il Moro fu uno dei grandi centri di mecenatismo del Rinascimento italiano. Alla sua corte lavorò Leonardo da Vinci, impiegato come ingegnere, scenografo e pittore: a lui si devono, tra le opere commissionate in questi anni, il progetto per il monumento equestre dedicato a Francesco Sforza e l’affresco dell’Ultima Cena nel refettorio di Santa Maria delle Grazie. Ludovico chiamò a Milano anche Donato Bramante, che vi operò come architetto e pittore, contribuendo a diffondere il linguaggio rinascimentale nel ducato. La corte sforzesca fu inoltre ritratta nella cosiddetta Pala Sforzesca, dipinto del 1494-1495 oggi conservato alla Pinacoteca di Brera, che raffigura Ludovico insieme alla moglie e ai figli in un’immagine ufficiale del potere ducale. Ludovico si occupò inoltre personalmente della prosecuzione dei lavori della Certosa di Pavia, fondazione visconteo-sforzesca che restava tra i cantieri più prestigiosi del ducato.

Le guerre d’Italia e la caduta

Ludovico si alleò dapprima con Carlo VIII di Francia in occasione della discesa in Italia del 1494, ma si oppose poi alle pretese sul ducato di Milano avanzate dal successore Luigi XII, promuovendo nel 1495 la Lega Santa in funzione antifrancese. Nel 1499 Luigi XII invase comunque il Milanese: Ludovico riuscì a recuperare temporaneamente il ducato nel febbraio 1500, ma fu sconfitto a Novara l’8-9 aprile 1500 e catturato il giorno successivo.

La prigionia e la morte in Francia

Condotto a Lione il 2 maggio 1500, Ludovico fu trasferito in diverse fortezze francesi prima di essere rinchiuso, dal 1504, nel castello di Loches, in Turenna. Vi morì l’8 maggio 1508, assistito secondo le cronache dell’epoca da conforto religioso. La sua parabola, dal vertice del potere milanese alla prigionia in terra straniera, chiuse simbolicamente l’epoca d’oro del ducato sforzesco, di cui Ludovico era stato l’ultimo grande signore indipendente.