Dagli studi di legge al giornalismo
Ugo Ojetti nacque a Roma il 15 aprile 1871, figlio dell’avvocato e deputato Raffaello Ojetti. Studiò legge a Bologna, ma fu attratto piuttosto dalla letteratura e dall’arte, e iniziò la carriera giornalistica a Roma nei primi anni Novanta dell’Ottocento, prima di trasferirsi a Firenze, allora centro della vita letteraria italiana, dove divenne uno dei principali collaboratori della rivista Il Marzocco tra il 1896 e il 1899. Il lavoro di corrispondente estero dei suoi primi anni, tra cui reportage dall’Egitto per il quotidiano La Tribuna, lo affermò come giornalista di ampio respiro prima che si dedicasse alla critica d’arte come campo principale, un passaggio che lo portò dal giornalismo generalista al commento culturale specialistico per cui è noto.
Critico d’arte e organizzatore culturale
Il ruolo centrale di Ojetti fu quello di critico d’arte, con una collaborazione decennale con il Corriere della Sera e un breve periodo come direttore del giornale tra il marzo 1926 e il dicembre 1927. La sua critica univa una solida base di cultura classica a un’attenzione costante per l’arte contemporanea, e le sue rubriche influenzarono il gusto italiano nell’arco di una lunga carriera. Fu anche un organizzatore attivo: diresse la Biennale di Venezia nel 1919-1920 e partecipò alla riorganizzazione delle Gallerie degli Uffizi, estendendo la propria influenza dalla pagina scritta alle istituzioni che plasmavano l’arte italiana stessa, in un momento in cui sia la Biennale sia gli Uffizi stavano adattando la propria offerta a un pubblico più internazionale.
Scrittore e fondatore di riviste
Accanto alla critica, Ojetti scrisse romanzi, racconti e saggi. La sua opera più nota, Cose viste, è un’ampia raccolta di articoli, appunti, diari e memorie, pubblicata in diverse edizioni, che documenta la vita culturale e sociale italiana dalla fine dell’Ottocento alla metà del Novecento, registrando incontri con artisti e scrittori di primo piano accanto alle riflessioni dello stesso Ojetti sulle correnti politiche del suo tempo. Fondò la rivista d’arte Dedalo a Milano nel 1920, dirigendola fino al 1933, e lanciò la rivista letteraria Pan nel dicembre 1933, curandola fino alla chiusura, nel dicembre 1935.
Il fascismo e gli ultimi anni
Come molti intellettuali italiani della sua generazione, Ojetti firmò il Manifesto degli intellettuali fascisti nel 1925 e fu nominato all’Accademia Reale d’Italia nel 1930. Il suo rapporto con il regime fu pragmatico più che dottrinario: vide nel fascismo l’occasione di riorganizzare lo stato italiano e promuovere la cultura nazionale, pur cercando di preservare una certa indipendenza per le istituzioni culturali da lui dirette, e i suoi scritti privati mostrano riserve crescenti verso le derive più repressive del regime.
Eredità
Ojetti morì a Fiesole il 1° gennaio 1946. La sua lunga carriera come critico, direttore e organizzatore, e soprattutto Cose viste, restano una fonte importante per gli storici della vita culturale italiana tra fine Ottocento e primo Novecento. Il suo nome resta legato in modo particolare a Firenze, città in cui mosse i primi passi come critico e vicino alla quale scelse di trascorrere gli ultimi anni di vita.