Caffè Pedrocchi

Foto: No machine-readable author provided. Kalibos~commonswiki assumed (based on copyright claims). · Public domain · Wikimedia Commons

Veneto Caffè

Caffè Pedrocchi

Il Caffè Pedrocchi di Padova, aperto dal 1772, fu ampliato da Giuseppe Jappelli a partire dal 1826 e divenne celebre come il “caffè senza porte”, sempre aperto fino al 1916.

Da una modesta bottega a un punto di riferimento cittadino

L’attività della famiglia Pedrocchi a Padova iniziò nel 1772, quando Francesco Pedrocchi, un mercante originario di Bergamo, aprì una bottega in città. Il figlio Antonio ereditò e ampliò l’attività a partire dal 1800 e, nel 1826, commissionò all’architetto Giuseppe Jappelli il progetto per una ristrutturazione su scala ambiziosa. Il piano terra aprì al pubblico nel 1831, mentre il padiglione neogotico noto come “Pedrocchino” fu completato nel 1839; il piano superiore riccamente decorato, il Piano Nobile, seguì nel 1842.

Il “caffè senza porte”

Il Caffè Pedrocchi divenne noto come il “caffè senza porte” per essere rimasto aperto giorno e notte, sette giorni su sette, fino al 1916, una consuetudine che lo rese un rifugio per studenti, viaggiatori e chiunque cercasse compagnia o conversazione a qualsiasi ora. L’8 febbraio 1848, il caffè fu teatro di un violento scontro tra studenti universitari e truppe austriache, un episodio inserito nel più ampio sollevamento risorgimentale contro il dominio asburgico; il foro di un proiettile di quello scontro è ancora visibile nella Sala Bianca. Tra i suoi avventori si ricordano Stendhal, che lo definì il miglior caffè d’Italia, e in seguito Lord Byron e Dario Fo. L’ambizione di Antonio Pedrocchi era competere con i grandi caffè delle principali capitali europee, e la politica di apertura continua, inconsueta per l’epoca, fu centrale in questo obiettivo.

L’edificio eclettico di Jappelli

Il progetto di Giuseppe Jappelli combina un esterno neoclassico, con una facciata a colonne doriche all’incrocio di tre vie, con un interno straordinariamente vario. Al piano terra, la Sala Bianca, la Sala Rossa e la Sala Verde, ciascuna intitolata al proprio colore dominante, servivano l’attività quotidiana del caffè; l’ottagonale Sala della Borsa completa questo livello. Al piano superiore, il Piano Nobile ospita una sequenza di sale in stili storici differenti, tra cui sale etrusca, greca, egizia e moresca, insieme alle sale affrescate che oggi compongono il Museo del Risorgimento. Jappelli concepì il piano terra e il Piano Nobile come due registri distinti dello stesso edificio: un caffè pubblico e funzionale sotto, e una sequenza di sale dai diversi stili sopra, pensate per balli, banchetti e ricevimenti piuttosto che per il commercio quotidiano.

Dal lascito privato al caffè pubblico

Antonio Pedrocchi morì il 22 gennaio 1852, dopo aver adottato come erede Domenico Cappellato, figlio di un suo ex dipendente. Alla morte dello stesso Cappellato, nel 1891, il caffè passò per suo testamento alla città di Padova, che lo possiede da allora, mantenendo l’edificio in mani pubbliche anziché familiari o societarie per oltre un secolo.

Il Caffè Pedrocchi oggi

Le sale del piano terra funzionano ancora come caffè, ristorante e pasticceria, servendo la specialità Pedrocchi a base di caffè con menta e panna. Il Piano Nobile ospita oggi il Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea, che documenta la storia di Padova dal 1797 a oggi con particolare attenzione agli eventi del 1848, mentre le sue sale storiche continuano a ospitare conferenze, mostre ed eventi privati, mantenendo vivo il ruolo di salotto cittadino voluto dal suo fondatore.

Dove si trova

PadovaNatural Earth
Via VIII Febbraio, 15, Padova, Italia · Apri in OpenStreetMap