Del Carretto

Dinastia feudale ligure e piemontese, ramo degli Aleramici

I Del Carretto, ramo della dinastia aleramica, divisero i propri domini liguri e piemontesi tra i discendenti a partire dal XII secolo, mantenendo il Marchesato di Finale fino al 1602, quando il controllo spagnolo lo assorbì.

Lo stemma e una figura celebre

L’arme dei Del Carretto è d’oro a cinque bande di rosso, accompagnata dal motto “Willigis, ad meliora, celeritate et mora”. Tra i membri più noti della famiglia figura Ilaria del Carretto, divenuta signora di Lucca tramite matrimonio e ricordata soprattutto per l’effigie funeraria in marmo che ne custodisce la memoria come una delle opere più celebri della scultura italiana del primo Quattrocento.

Origini nella dinastia aleramica

I Del Carretto discendono dagli Aleramici, una delle più importanti famiglie feudali dell’Italia settentrionale nell’alto medioevo. Il ramo familiare prese forma con Enrico “del Vasto”, che nel XII secolo ricevette dal padre Bonifacio del Vasto la marca di Savona, costituendo la base territoriale da cui in seguito si sviluppò il nome Del Carretto.

Un nome di origine discussa

L’origine del cognome “Del Carretto” resta effettivamente incerta ed è stata oggetto per secoli di ricostruzioni storiche contrastanti. Una teoria di lunga tradizione lo fa risalire al toponimo Carretto, presso Cairo Montenotte; altre ricostruzioni propongono origini diverse, più difficili da documentare. La disputa non fu puramente accademica: per secoli la Repubblica di Genova, rivale costante dei Del Carretto, promosse interpretazioni della storia familiare che mettevano in dubbio la loro pretesa al titolo di Marchesi di Savona, un’investitura che ricorre nei documenti della famiglia ma è assente dai trattati stipulati tra Genova e i Del Carretto.

Una famiglia divisa in molti feudi

Come accadeva spesso nelle dinastie feudali medievali, il territorio dei Del Carretto fu ripetutamente diviso tra gli eredi invece di essere trasmesso integro. Un ramo, discendente da Ottone, tenne le terre orientali intorno a Savona e alle valli della Bormida; un altro, discendente da Enrico II, controllava i territori occidentali che dal finalese si estendevano verso Alba passando per Osiglia e Millesimo. Dal 1496 i Marchesi di Finale, tra i rami più potenti della famiglia, tennero il titolo di vicario imperiale per i marchesati di Savona e Clavesana, a sottolineare la loro diretta sudditanza al Sacro Romano Impero piuttosto che a Genova.

Castelli in due regioni

La frammentazione del dominio familiare lasciò una corrispondente dispersione di fortificazioni sui territori un tempo controllati, con castelli documentati a Finale, Millesimo, Cairo Montenotte e Carcare, ciascuno centro amministrativo e difensivo del proprio ramo familiare. A Finale, il Castel Gavone, con la sua caratteristica Torre dei Diamanti, fu la sede principale del ramo che tenne il marchesato fino al Seicento. Questi siti, molti dei quali sopravvivono ancora in qualche forma, segnano l’estensione di un dominio che non fu mai unificato sotto un unico signore, ma persistette come una rete di rami imparentati e semi-indipendenti.

La fine dell’indipendenza di Finale

Il possedimento indipendente più significativo dei Del Carretto, il Marchesato di Finale, durò fino al 1602, quando il controllo spagnolo assorbì il territorio, chiudendo la lunga stagione della famiglia come signori feudali autonomi sulla costa ligure. Il loro nome sopravvive oggi soprattutto nei castelli e nei toponimi della regione, testimonianza di una dinastia che ha segnato la storia locale per quasi cinquecento anni senza mai consolidare i propri numerosi rami in un unico stato.