Nel comune lombardo che prende il nome dalla famiglia che un tempo lo governava, il Castello di Belgioioso segue un percorso condiviso da molte fortezze italiane: costruito per la difesa e per la caccia ducale, in seguito trasformato in residenza nobiliare e oggi aperto al pubblico come sede di mostre ed eventi.
Un casino di caccia visconteo
La storia documentata del castello inizia nel 1376, quando Galeazzo II Visconti, signore di Milano, acquisì da un proprietario terriero pavese una fortificazione già esistente sul sito. Galeazzo la fece ricostruire come casino di caccia sul modello del castello visconteo di Pavia, dandole una pianta quadrangolare di circa cento metri di lato. Il figlio Gian Galeazzo Visconti ne fece uso frequente e nel 1393 emanò restrizioni venatorie sul territorio circostante, a conferma dell’importanza della residenza per la corte ducale.
Dai Visconti ai Barbiano di Belgiojoso
Nel 1431 il duca Filippo Maria Visconti concesse il castello ad Alberico da Barbiano, dando inizio al legame con la famiglia il cui nome il castello e il comune avrebbero infine assunto: Barbiano di Belgiojoso.
Una ricostruzione neoclassica
La trasformazione architettonica più significativa del castello avvenne nel Settecento, sotto il principe Antonio Barbiano di Belgiojoso. L’architetto Francesco Croce diresse la ricostruzione dell’ala occidentale, mentre Leopoldo Pollack progettò il salone da ballo e le strutture annesse, completati nel 1792. Questa ricostruzione diede al lato occidentale del castello l’aspetto neoclassico che conserva ancora oggi, mentre la facciata orientale mantenne il suo aspetto gotico originario del Trecento, con merlature e decorazioni in laterizio tuttora visibili, lasciando all’edificio due volti architettonici distinti, appartenenti a secoli diversi.
Interni e parco
All’interno, sale affrescate, soffitti a volta decorati con stucchi e bassorilievi, pavimenti originali e scaloni monumentali testimoniano il gusto dei proprietari settecenteschi. Saloni di rappresentanza un tempo destinati a balli e ricevimenti formali affiancano ambienti più piccoli e riservati, arredati e decorati sotto la direzione di Croce e Pollack e degli artigiani che lavorarono al loro fianco. Il parco circostante, in origine disposto con giardini all’italiana e settori in stile inglese naturalistico, è cambiato notevolmente nei secoli ma continua a inquadrare il castello in spazi aperti.
Proprietà e uso oggi
Il castello passò attraverso diversi proprietari tra Otto e Novecento, con periodi di relativo abbandono, prima che lavori di restauro lo riportassero all’uso pubblico negli ultimi decenni. La sua porzione occidentale e il parco furono acquisiti da privati negli anni Settanta per uso culturale e commerciale, mentre l’amministrazione comunale acquistò l’ala orientale tra il 2007 e il 2008. Oggi il castello ospita fiere di antiquariato e artigianato, mostre d’arte, matrimoni, eventi aziendali e visite guidate, funzionando come sede culturale e commerciale che mantiene in uso pubblico sia l’architettura medievale sia quella neoclassica, nel comune della provincia di Pavia che da esso prende il nome.
Il duplice carattere dell’edificio, medievale sul lato orientale e neoclassico su quello occidentale, offre ai visitatori un confronto diretto e insolitamente chiaro tra l’architettura militare lombarda del Trecento e il gusto aristocratico del Settecento, raramente conservato con altrettanta nettezza altrove nella regione lombarda.