I Del Carretto: Una Dinastia Aleramica tra Feudi e Contese
La storia della penisola italiana è intessuta di potenti dinastie che, con la loro influenza, hanno plasmato territori e culture. Tra queste, spicca la famiglia Del Carretto, un ramo illustre della stirpe aleramica, i cui destini si sono intrecciati per secoli con le vicende della Riviera ligure di ponente e del Basso Piemonte. La loro saga è un affascinante viaggio attraverso il medioevo e l’età moderna, costellato di frammentazioni feudali, alleanze strategiche e accese dispute sull’eredità e il nome stesso.
Le Radici di un Potere Feudale
Le origini dei Del Carretto affondano nel prestigio del casato aleramico, una delle più antiche e nobili famiglie feudali del nord Italia. Il capostipite riconosciuto di questa specifica linea dinastica fu Enrico del Vasto, figlio di Bonifacio del Vasto, figura di spicco e signore indiscusso della Liguria Occidentale e del Piemonte meridionale. Sebbene Enrico stesso non abbia mai utilizzato il cognome “Del Carretto” – preferendo probabilmente la più generica designazione “del Vasto” – la storiografia lo identifica spesso come Enrico I Del Carretto, riconoscendolo come il fondatore di una stirpe che avrebbe lasciato un’impronta indelebile.
La Frammentazione dei Domini e le Alleanze Ghibelline
Enrico del Vasto, Marchese di Savona e figura di fiducia di Federico Barbarossa, morì intorno al 1185, lasciando un’eredità considerevole ai suoi due figli, Ottone ed Enrico. La divisione dei possedimenti segnò l’inizio di un processo di frammentazione che avrebbe caratterizzato la storia dei Del Carretto per i secoli a venire. I loro discendenti suddivisero ulteriormente i territori in una miriade di domini feudali indipendenti, ognuno con le proprie peculiarità, ma spesso uniti da una comune inclinazione politica. I Del Carretto furono, infatti, strenui sostenitori della causa ghibellina, stringendo legami e alleanze che li videro protagonisti delle complesse dinamiche politiche del tempo. A partire dal 1496, i Marchesi di Finale, uno dei rami più influenti, assunsero un ruolo di preminenza, fregiandosi del titolo di “vicario imperiale per i marchesati di Savona e Clavesana”, a riprova del loro legame con l’autorità imperiale.
L’Enigma del Nome: Una Questione di Potere
Curiosamente, il nome stesso “Del Carretto” è stato oggetto di molteplici interpretazioni e, soprattutto, di strumentalizzazioni politiche. I discendenti di Enrico del Vasto adottarono diverse varianti: “Carretto” o “Carretus” senza preposizione, oppure “dal Carretto”. La forma più diffusa nella storiografia meno recente, “del Carretto” con la ‘d’ minuscola, suggeriva una provenienza geografica dal paese di Carretto, frazione di Cairo Montenotte, interpretando il latino “de carreto” come un’indicazione d’origine. Tuttavia, questa interpretazione, priva di riscontri documentari certi, fu in realtà il frutto di una precisa strategia politica.
Per secoli, la Repubblica di Genova, acerrima rivale dei Del Carretto, promosse attivamente questa variante del nome. L’obiettivo era chiaro: disconoscere ai Del Carretto il titolo di Marchesi di Savona, un’investitura che compare frequentemente nei documenti della famiglia ma è sistematicamente assente in tutti i trattati stipulati tra la Repubblica e la casata. Il culmine di questa campagna denigratoria si ebbe nel 1642, quando il celebre politico genovese Raffaele Della Torre, nella sua influente “Cyrologia”, inventò la teoria secondo cui il nome derivasse da un fantomatico “marchesato di Carretto”. Questa narrazione mirava a negare la discendenza dei Del Carretto da Enrico del Vasto, Marchese di Savona, e di conseguenza a invalidare i diritti di sbarco degli spagnoli nella rada di Vado e, più in generale, ogni loro pretesa sul Savonese. Diritti che erano stati ribaditi nell’investitura di Filippo IV del 1639, basati sugli accordi precedenti tra Filippo II e l’ultimo Marchese carrettesco di Finale.
Echi in Pietra: La Loro Eredità Territoriale
Il vasto dominio dei Del Carretto si manifesta ancora oggi nella ricchezza del patrimonio architettonico e paesaggistico delle regioni che un tempo controllavano. Castelli e fortificazioni testimoniano la loro presenza e la loro importanza strategica. Il Castello di Moncrivello, ad esempio, risalente all’XI secolo, si erge maestoso in posizione panoramica tra il Canavese e il Vercellese, evocando secoli di storia feudale. Allo stesso modo, il Castello di Sinio, immerso nella splendida cornice delle Langhe piemontesi, domina la collina con la sua imponente struttura