Castello Dentice di Frasso: Un Viaggio Millenario nel Cuore del Salento
Nell’incantevole cornice dell’Alto Salento, dove la storia si fonde con la bellezza del paesaggio, sorge maestoso il Castello Dentice di Frasso. Dimora storica di inestimabile valore, questa fortezza domina l’abitato dal suo punto più elevato, testimone silenzioso di secoli di eventi, intrighi e splendori. Un vero gioiello dell’architettura militare e residenziale che invita a un profondo tuffo nel passato.
La Storia: Echi di Cavalieri e Nobili Casate
Le radici di questo imponente maniero affondano in un’epoca lontanissima, presumibilmente attorno all’anno Mille, quando le terre salentine erano plasmate dalla dominazione normanna. Si narra che il primo nucleo fortificato sia stato eretto per volere di Boemondo d’Altavilla, figura leggendaria che segnò la storia del Mezzogiorno d’Italia. Nato come roccaforte feudale, il castello vide succedersi al suo comando figure di spicco: da Goffredo III di Montescaglioso nel periodo normanno (1163), a Robert de Biccari sotto la corona sveva (1194), fino ad Adamo de Tremblay durante la dominazione angioina (1306).
Il 1306, in particolare, fu un anno turbolento. L’insediamento di Adamo de Tremblay, un cavaliere angioino dal temperamento dispotico, scatenò la ferma opposizione della comunità locale, costringendo persino all’intervento di Re Carlo II per ripristinare l’ordine e restituire ai cittadini le proprietà indebitamente sottratte. Dopo questo periodo di tumulti, il feudo e il suo castello passarono di mano, prima alla famiglia Sembiase e poi, nel 1327, a Carlo de Carvigna.
Un momento di grande splendore si ebbe a partire dal 1330, quando il castello entrò a far parte del vasto e potente principato dei Principi di Taranto. Nel 1382, divenne proprietà di Raimondo del Balzo Orsini, Principe di Taranto, a cui si attribuisce un significativo ampliamento e rafforzamento della struttura. Fu lui, infatti, a commissionare la costruzione dell’imponente torre circolare e il consolidamento della muraglia orientale, opere essenziali per la difesa del borgo. Questa dedizione alla fortificazione è testimoniata da un’antica iscrizione lapidea, oggi parzialmente cancellata, visibile presso il “Forno Del Prete”, che suggerisce un impegno profondo nel rendere la “Terra di Carovigno” inespugnabile, soprattutto contro la minaccia incombente dei corsari che infestavano le coste adriatiche.
La posizione strategica del castello, con la sua grande torre affacciata sull’Adriatico, era cruciale per il sistema difensivo, che includeva altre torri minori, come quella che proteggeva l’antica “Porta di Brindisi”. Alla morte di Raimondo del Balzo Orsini nel 1407, la proprietà passò alla moglie, la Regina Maria d’Enghien, Contessa di Lecce. Fu proprio un inventario del 1444, attribuito a Maria d’Enghien, a fornirci una delle prime descrizioni dettagliate del castello, menzionando “uno palazzo con sala cammare stalle et cellaro, molino, acquaro et conservarie, ed altri assai membri con una torre al costato de dicto palazzo verso Hostuni“, delineando un complesso già vasto e funzionale. Dopo secoli di storia e numerosi passaggi di proprietà, il castello giunse, in un’epoca più recente, alla nobile famiglia Dentice di Frasso, che ne ha custodito il patrimonio e l’identità fino ai giorni nostri, donandogli il nome che porta orgogliosamente.
L’Architettura: Un Baluardo tra Cielo e Mare
L’architettura del Castello Dentice di Frasso è una stratificazione affascinante di stili e interventi, che riflette le diverse epoche e le esigenze dei suoi signori. Dal primitivo nucleo normanno, di cui rimangono le tracce nella robustezza delle fondazioni, il castello si è evoluto in una complessa struttura difensiva e residenziale. La sua posizione elevata offre un controllo visivo ineguagliabile sul territorio circostante e sul mare, rendendolo un baluardo strategico contro le incursioni.
Elementi distintivi includono le possenti mura perimetrali, che ancora oggi trasudano storia, e l’imponente torre circolare, aggiunta nel tardo Trecento, la cui solidità testimonia l’urgenza di rafforzare le difese in un’epoca di continui conflitti. Le torri addossate alle mur