I Federici, indicati anche nelle fonti antiche come de Fedricis o de Federicis, furono un’antica famiglia originaria della Val Camonica, in provincia di Brescia, che ebbe un ruolo di primo piano nella storia della valle tra il Medioevo e la prima età moderna. La consorteria è documentata per la prima volta nel 1200 e per generazioni fu la principale espressione della fazione ghibellina locale.
La strage di Iseo del 1288
Nel 1288 i Federici, alleati con i Celleri di Lovere e con gli abitanti di Darfo e Montecchio, assalirono e massacrarono i guelfi di Iseo. L’episodio ebbe conseguenze pesanti per la famiglia: i Federici furono messi al bando e sul castello di Gorzone, la loro principale residenza fortificata affacciata sul torrente Dezzo, fu posta una taglia di 500 lire imperiali.
Un casato al centro delle lotte di fazione
L’episodio del 1288 mostra il ruolo centrale che i Federici rivestivano negli equilibri della Val Camonica bassomedievale, in un’epoca in cui il conflitto tra guelfi e ghibellini attraversava anche le valli alpine lombarde, spesso sovrapponendosi a rivalità locali di natura economica e territoriale più che strettamente ideologica. Il bando e la taglia imposti sul castello di Gorzone non impedirono tuttavia alla famiglia di mantenere, nei decenni successivi, un ruolo dominante nella vita politica della valle.
Il trasferimento a Esine
Nel 1386 un ramo della famiglia si trasferì nel territorio di Eseno, l’odierna Esine, sempre in Val Camonica, dove i Federici si stabilirono ricoprendo cariche pubbliche come consoli e notai, consolidando la propria presenza istituzionale nella vita amministrativa della valle.
La contea di Edolo e Dalegno
Nel Quattrocento la famiglia ottenne un riconoscimento formale del proprio ruolo dominante nella valle: il 9 aprile 1411 il duca di Milano Giovanni Maria Visconti istituì la contea di Edolo e Dalegno, affidandone il titolo, con pieni poteri militari e giurisdizionali, a Giovanni Federici, in un’investitura che premiava la fedeltà della famiglia alla causa viscontea e ne consacrava il predominio sulla Val Camonica superiore.
Una diffusione oltre la valle
Nel corso dei secoli i rami della famiglia si diffusero ben oltre la Val Camonica, con presenze documentate a Brescia, Bergamo, Milano, Pavia, Genova, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Venezia, Treviso e nel Friuli, a testimonianza dell’ampiezza raggiunta da una casata che restava comunque, nel proprio territorio d’origine, la principale famiglia signorile della valle.
Un’eredità nella storia bresciana
La vicenda dei Federici, dalla violenza delle lotte tra guelfi e ghibellini della fine del Duecento fino al riconoscimento comitale ottenuto sotto i Visconti nel Quattrocento, resta uno dei capitoli più documentati della storia feudale della Val Camonica, ed è tuttora oggetto di studio da parte della storiografia locale bresciana per la ricostruzione delle dinamiche di potere che attraversarono la valle nel tardo Medioevo.
Stemma e altri possedimenti
Lo stemma antico della famiglia era d’oro a tre bande scaccate d’azzurro e d’argento; a partire tra Tre e Quattrocento vi fu aggiunta un’aquila imperiale, segno della fedeltà ghibellina del casato, mentre il ramo comitale ottenne una variante con una mezza aquila di nero. Oltre al castello di Gorzone, dove si conserva ancora il monumento funebre di Isonno Federici, morto nel 1336, la famiglia controllò fortificazioni e proprietà a Montecchio, a Esine, a Edolo e Mù, oltre alla Torre Federici di Vezza d’Oglio e al palazzo Federici di Erbanno. Con l’affermazione del dominio veneziano sulla Val Camonica dopo il 1428, i privilegi feudali della famiglia furono progressivamente ridimensionati, fino ai conflitti aperti con la nuova classe mercantile della valle nel corso del Settecento.
Tra i membri più noti della casata figura anche Cesare Federici, mercante e viaggiatore vissuto nel Cinquecento, che tra il 1563 e il 1582 percorse le rotte commerciali verso le Indie Orientali, lasciando un resoconto del viaggio tra le prime testimonianze italiane su quelle regioni.