Guglielmo du Tillot
Foto: Pietro Melchiorre Ferrari · Public domain · Wikimedia Commons

Guglielmo du Tillot

Ministro delle Finanze del ducato di Parma sotto Filippo di Borbone, marchese di Felino

Nato: 22 maggio 1711 Morto: 13 dicembre 1774

Guglielmo du Tillot fu il ministro che guidò il ducato di Parma sotto Filippo di Borbone, riformandone le finanze e ricevendo il titolo di marchese di Felino.

Guglielmo (Guillaume) du Tillot nacque a Bayonne, in Francia, il 22 maggio 1711, da una famiglia legata al servizio della corte di Spagna. Dopo gli studi compiuti a Parigi intorno al 1730, entrò al servizio dell’infante don Filippo di Borbone, guadagnandosi presto la fiducia della duchessa Luisa Elisabetta di Borbone-Francia, di cui divenne uno dei più stretti collaboratori.

L’arrivo a Parma

Quando il 1° luglio 1749 l’infante don Filippo prese possesso del ducato di Parma, Piacenza e Guastalla, du Tillot lo seguì come intendente generale della casa reale, avviando fin da subito l’ammodernamento della vecchia corte ducale secondo i modelli raffinati della Francia di Luigi XV.

La ricostruzione della reggia di Colorno

Nel 1749 il duca Filippo affidò a du Tillot la direzione dei lavori di ristrutturazione della reggia e del parco ducale di Colorno, residenza estiva della famiglia. Du Tillot incaricò del progetto l’architetto di corte Ennemond Alexandre Petitot, che si avvalse a sua volta degli studi del principale specialista francese di architettura dei giardini, Pierre Contant d’Ivry: il risultato fu un rinnovamento complessivo del complesso, con lunghi viali prospettici e sculture di Jean-Baptiste Boudard, che rese Colorno una delle residenze di rappresentanza più raffinate dei piccoli stati italiani del secondo Settecento.

Le riforme del ministro riformatore

Oltre alle finanze, du Tillot promosse una serie di riforme di stampo illuminista: favorì l’espulsione dei gesuiti dal ducato nel 1768, ridimensionò i privilegi della Chiesa locale, incoraggiò la coltivazione della patata dopo le carestie del 1763-1767 e attirò a Parma maestranze straniere per sviluppare manifatture di lusso come guanti e velluti. Fondò inoltre un’Accademia di Belle Arti, un museo di antichità e una tipografia ducale da cui nacque la Gazzetta di Parma, e commissionò al compositore Tommaso Traetta l’opera riformatrice Ippolito ed Aricia, andata in scena nel 1759.

Queste riforme resero per alcuni anni la piccola corte di Parma un punto di riferimento per gli ambienti illuministi europei, al pari di realtà ben più grandi come la Toscana di Pietro Leopoldo o l’Austria di Giuseppe II.

Ministro delle finanze e riformatore

Nel 1756 gli fu affidato l’incarico di ministro delle Finanze, con il compito di risanare le casse ducali, esaurite da decenni di governo poco efficiente. Du Tillot applicò principi di ispirazione colbertiana e concezioni giuridiche di stampo regalista, cercando di rafforzare il controllo dello stato sull’economia e sulle istituzioni del ducato, secondo un modello di governo che lo colloca tra i protagonisti delle riforme illuministe italiane del secondo Settecento.

Il marchesato di Felino

Nel 1763, in riconoscimento dell’impegno politico e culturale profuso nell’organizzazione delle risorse del ducato, il duca Filippo lo insignì del titolo di marchese del feudo di Felino, borgo nei dintorni di Parma dominato da un castello di origine medievale che ancora oggi porta il nome legato a quella investitura. Du Tillot proseguì inoltre l’opera di ammodernamento della reggia ducale di Colorno, una delle residenze di rappresentanza della famiglia Borbone di Parma.

La caduta e gli ultimi anni

Il governo del ducato rimase saldamente nelle mani di du Tillot fino al 1771. La morte del duca Filippo nel 1765 e la successione del figlio don Ferdinando aprirono la strada ai suoi oppositori di corte, che ne orchestrarono la caduta: il 19 novembre 1771 il ministro fu destituito dall’incarico. Du Tillot trascorse gli ultimi anni della vita in Francia, vivendo modestamente, lontano dal potere che aveva esercitato per oltre due decenni. Morì nel dicembre 1774.

Un’eredità di governo illuminato

Il ventennio in cui du Tillot resse di fatto il ducato di Parma è ricordato dalla storiografia come uno dei periodi di maggiore apertura culturale e amministrativa della piccola corte parmense nel Settecento, un’epoca in cui la città divenne un punto di riferimento per artisti, architetti e intellettuali attivi al servizio della casa ducale.