Castello di Arcano

Loc. Arcano Superiore, 11/C - 33030 Rive d'Arcano - Udine   vedi mappa - contatti
Il Castello di Arcano è un complesso risalente al XII secolo situato nella località omonima, nel Comune di Rive d'Arcano, in provincia di Udine. Il Castello appartenne per secoli all'illustre famiglia nobile dei d’Arcano, i cui fasti ebbero inizio con Leandro de Cornu (1161) proprietario di un castello presso il corso d'acqua omonimo vicino a San Daniele del Friuli. Il figlio Ropretto (1167-1211) diede origine ai Tricano (da cui Arcano), così chiamati nel Medioevo per i tre cani neri posti nello stemma di famiglia. Furono anche signori di Moruzzo (poi estinti) e, con i Conti Asquini, consignori di Fagagna.

Castello di Arcano Storia

Tutto ebbe inizio nel 1161, quando l’imperatore Ottone II concesse ad un certo Leonardo, proveniente da Passau (Baviera) e appartenente alla famiglia reale della Croazia, diversi ettari di terra che si estendevano dalla località ponte Pieli fino a valle dell’attuale abitato di Arcano Inferiore.
Leonardo costruì il suo castello dove oggi si trova la chiesetta di San Mauro, sulle rive del fiume Corno, che sfruttava per la pesca; si fece così chiamare “Leonardo di Corno” e adottò come stemma quello della Croazia, cioè lo scudo con la scacchiera bianca e rossa.
Il castello venne più volte danneggiato a causa dell’invasione degli Ungari, ma nonostante tutto, uno dei due figli di Leonardo, Bertoldo, continuò ad abitarci col nome di Bertoldo di Corno.
Invece l’altro figlio, Ropretto, fece costruire la propria residenza fortificata in un sito più alto e strategicamente più sicuro, cioè l’attuale castello, e assunse il nome di Ropretto di Tercano, poi di Tricano, aggiungendo allo stemma di famiglia tre cani (levrieri) simbolo di fedeltà al Patriarca, al Papa e all’Imperatore.
La fedeltà al Patriarca, però, non fu sempre tale: la famiglia partecipò alla congiura contro il Patriarca Bertrando, che fu ucciso nel 1350 nella piana della Richinvelda, e per vendicarsi il Patriarca Nicolò di Lussemburgo fece distruggere completamente le residenze di tutti i congiurati, tra le quali quella di Bertoldo di Corno. Rimase così un solo castello, quello “di Sopra”.

L’unico ingresso è la torre scudata davanti alla quale, un tempo, esisteva un fossato d’acqua che veniva attraversato grazie un ponte levatoio.
Il castello è circondato da tre ordini di mura con merli quadrati, ovvero “Guelfi”, che sottolineano l’orientamento filo-papale degli Arcano (differenziandosi dai castelli con merli a coda di rondine, cioè “Ghibellini”, che identificano un orientamento filo-imperiale).
Non appena varcata la torre portaia, una stradina sulla destra conduce al cortile esterno retrostante al palazzo, dal quale si ammira l’intera vallata fino al torrente Corno, che faceva da confine tra i territori degli Arcano e quelli di San Daniele del Friuli. Un tempo, sparsi per la vallata, si intravedevano anche i mulini, i battiferro ed altre botteghe artigiane di proprietà degli Arcano, che venivano alimentati dalla forza motrice del torrente Corno.

Ritornando all’ingresso della torre, troviamo la chiesetta gentilizia dedicata alla Madonna della Neve (Sancta Maria ad Nives), perché secondo la tradizione il 5 agosto di secoli fa cadde miracolosamente la neve sui colli di Arcano. Al suo interno sulla sinistra è custodito un pregevole battistero del 1541, opera del lapicida Pilacorte, mentre al centro dell’abside è collocato l’altare in marmo bianco di Carrara sovrastato dalle statue dei due Patriarchi di Aquileia, Beato Bertrando e San Paolino.

Una leggenda del castello dice che qui venne uccisa la Contessa Todeschina di Prampero, sposa nel 1634 di Francesco d’Arcano, ma già vedova del fratello di costui. Francesco, che non conobbe mai il padre, fu allontanato dalla famiglia perché uccise in una lite il cugino Agricano, colpevole di aver sposato sua madre, Anna di Strassoldo, sottraendogli l’eredità. Anche Todeschina non fu mai amata in famiglia per via del suo carattere ribelle e violento.
In realtà, proprio a causa del loro brutto carattere il matrimonio durò assai poco: durante una lite, forse scatenata da una forte gelosia, Francesco finì per accoltellare la moglie, la quale prima di morire avrebbe scritto col proprio sangue le sue iniziali “TP”, rimaste ben visibili fino a prima del terremoto del 1976. Si dice che avesse scritto col proprio sangue anche la data “1635″ che fino ad una sessantina di anni fa compariva sopra lo stipite della porta che da questa stanza conduce alla sala da pranzo (poi fatta cancellare dalla contessa Elena d’Arcano). 

Dopo averla uccisa, Francesco decise di nascondere il cadavere murandolo in una parete del castello, e per evitare di perdere la dote della moglie ormai scomparsa, decise di spenderla fino all’ultimo centesimo in costosi interventi per il castello, come le pregevoli rifiniture in marmo delle porte al piano superiore.

All'interno conserva affreschi settecenteschi del veneziano Andrea Urbani, con temi bucolici ed agresti. Uno di questi affreschi ricorda simpaticamente un servitore, raffigurato in piedi ed in livrea, accompagnato da una laconica ma molto ironica scritta: "Angelo Candussio servi fedelmente bevè terribilmente. Nato 1730". Completano la decorazione alcune tele raffiguranti membri della famiglia Arcano.

Il Castello si presta pertanto ad accogliere eventi, riunioni, matrimoni con una capienza massima nelle zone coperte di circa cento persone. Ulteriori spazi trovano posto nel cortile interno se opportunamente allestito con gazebi e/o tende.

Gli spazi verdi all'interno del primo ordine di mura si prestano all'organizzazione di eventi quali concerti o sfilate eventualmente assistiti da un locale chiuso di circa 60 m dando ad ogni occasione una cornice di insuperabile prestigio.

Ogni anno, a luglio, il castello ospita una suggestiva rievocazione storica, mentre gli amanti del vino troveranno nel borgo un’azienda vinicola.

Castello di Arcano

Epoca
  • Medioevo
Dove
  • Italia, Udine
Personaggi storici
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