Villa Mosconi Bertani

Località Novare, SNC - 37024 Arbizzano di Negrar - Verona   vedi mappa - contatti
Villa Mosconi Bertani, conosciuta anche come Villa Novare, è una villa veneta neoclassica risalente al XVIII secolo. La tenuta estensione l'estensione di un precedente complesso del secolo XVI ed è composta da una residenza estiva, cantina monumentale, ampio brolo (ventidue ettari) e pertinenze dedicati interamente alla viticoltura. Villa Mosconi Bertani è anche conosciuta per essere stata un importante centro del Romanticismo grazie al poeta e letterato italiano Ippolito Pindemonte nonché come luogo di nascita del vino Amarone. Essa si trova nel comune di Negrar in località Novare, in Valpolicella, nella provincia di Verona. La villa, il parco, la cantina e i suoi vigneti sono oggi proprietà della famiglia di Gaetano Bertani e aperti al pubblico tutti i giorni per tour guidati e in occasione di eventi culturali e privati.

Villa Mosconi Bertani Storia

La villa è situata in uno dei luoghi non ancora contaminati dalle speculazioni edilizie e questa sua cornice naturalistica immersa nelle campagne ne incrementa la già indiscutibile bellezza artistica. La valle di Novare ha un grande interesse geologico e idrologico per le sette fonti perenni che alimentavano in epoca romana l'acquedotto della città di Verona e i ricchi giacimenti ferrosi sfruttati in antichità.

La costruzione della villa fu iniziata dalla famiglia Fattori intorno al 1735 a lato della cantina cinquecentesca preesistente nel luogo di un antico insediamento prima arusnate e poi d'epoca romana. Fu venduta incompiuta ai Mosconi, nel 1769, che completarono la costruzione aggiungendo un magnifico parco romantico di otto ettari in stile inglese oltre ad espanderne l'attività vinicola rendendola una delle maggiori cantine dell'epoca nel Nord Italia. Durante la proprietà dei Mosconi fu inoltre importante salotto letterario frequentato da esponenti della cultura del tempo, tra cui il poeta e letterato Ippolito Pindemonte. Nella prima metà del Novecento la villa conobbe anni di abbandono e opere vandaliche che rovinarono il parco e alcune sue stanze. Nel 1953 venne acquistata e ristrutturata dalla famiglia Bertani per farne sede di rappresentanza dell'omonima cantina. Dal 2012 è proprietà della famiglia di Gaetano Bertani che in questa sede continua la tradizione di famiglia nella produzione di vini.

Il complesso è un tipico esempio dell'idea palladiana della Villa Veneta con integrazione nel progetto architettonico sia della parte produttiva e agricola legata al vino che di quella residenziale e padronale, rappresentando al centro della valle una sorta di tempio neoclassico a riferimento di una comunità che contava trentacinque famiglie residenti nella tenuta. È costituito da un edificio principale con due ali basse avanzate, terminanti in due facciate simmetriche. Sopra l'ala orientale si erge il campanile della cappella (consacrata a San Gaetano), mentre da ambo le parti due cancelli danno accesso ai rustici e alle cantine.

La costruzione di tutto l'impianto, ossia il corpo centrale della villa, la cappella e le cantine, avvenne nella prima metà del Settecento, ad opera dell'architetto veronese Adriano Cristofali su commissione del primo proprietario della tenuta Giacomo Fattori. Egli la fece erigere su un nucleo abitativo preesistente del Cinquecento.

L'intervento della famiglia Fattori iniziato nel 1710, finalizzato a dare alla dimora un tono aristocratico, aveva un chiaro scopo autocelebrativo, dal momento che erano stati insigniti del titolo comitale. Il progetto fu inizialmente affidato all'architetto Lodovico Perini che morì prima dell'inizio dei lavori e fu completato daI Cristofoli che seppe elaborare con maestria il corpo centrale, di chiara matrice classicista e revisionare le due ali perpendicolari. In tal modo creò il giardino antistante, riuscendo anche a celare la vista dei rustici laterali, poco aristocratici, separando la zona dedicata all'ozio da quella più propriamente agricola.

L'edificio padronale è a tre piani e consta di un'intelaiatura architettonica scandita da un doppio ordine: tuscanico al pianterreno e ionico al piano superiore. Nella parte centrale, la facciata principale, si conclude con un timpano che contiene lo stemma aggiunto dai Trezza, sul quale spiccano cinque statue di divinità mitologiche. Le statue del giardino sono attribuite allo scultore Lorenzo Muttoni.

Il salone delle Muse, splendidamente affrescato, dove si notano i due stemmi dei Mosconi, comprende in altezza i tre piani della villa, divisi dalla balaustra in legno dipinto che li suddivide in due fasce orizzontali sovrapposte:

- Nella parte inferiore domina l'uso del finto bugnato. Nelle nicchie dipinte sono racchiuse le statue monocrome che rappresentano le Muse delle Arti: l'Architettura, la Scultura, la Pittura, la Geometria, l'Astronomia e la Musica;

- Nella parte superiore si trovano architetture fantastiche a trompe l'oeil, che danno una connotazione prospettica all'insieme. I dipinti monocromi laterali rappresentano le statue dell'Abbondanza e della Giustizia, mentre i satiri dipinti sopra le porte richiamano le quattro stagioni.

Le quattro stagioni e quindi lo scorrere del tempo (con un chiaro riferimento al contesto agricolo nel quale ci si trovava e ancora ci si trova) rappresentano il tema principale dell'affresco sul soffitto. Al suo centro, seduta tra fiori variopinti, spicca Flora e alla sua sinistra in basso si hanno la Primavera e l'Estate, dipinte con tonalità calde e brillanti. Sul lato opposto, in evidente contrasto cromatico, in quanto rappresentati tra cupe nubi temporalesche, si trovano l'Autunno e l'Inverno. Tra tutti poi, sta Zefiro, che si libra nell'aria seguito da festosi angioletti, mentre sullo sfondo si scorge Apollo sul suo carro.

Gli autori degli affreschi furono artisti emiliani, attivi a Verona. In particolare, il ciclo decorativo delle due fasce orizzontali è stato attribuito al pittore quadraturista Prospero Pesci, della scuola di Filippo Maccari, mentre l'affresco centrale sul soffitto è stato attribuito a Giuseppe Valliani, detto il Pistoiese.

Alla fine del Settecento anche a Verona cominciarono a diffondersi complessi naturalistici in armonia con la moda del tempo (inizio del Romanticismo), che vedeva prevalere il giardino all'inglese (paesaggistico, romantico, con piante esotiche, viali, luoghi isolati, angoli con finti ruderi archeologici) su quello italiano, prevalentemente verde e regolare. Su quella scia i fratelli Giacomo e Guglielmo Mosconi sistemarono i terreni retrostanti alla villa, dando loro una duplice destinazione, di giardino e di bosco. Costruirono il laghetto, alimentato dalle sorgenti presenti nella proprietà, l'isoletta al centro su cui si ergono alti Taxodium, raggiungibile mediante un ponticello in legno e la casa per il caffè ispirata a simili costruzioni nord europee. Il progetto del parco fu suggerito da Ippolito Pindemonte a cui si devono alcune influenze di origine inglese da lui illustrate nel saggio pubblicato nel 1792 dall'Accademia di Scienze e Agricoltura di Padova intitolato "Sopra I Giardini Inglesi".

A parte delle piante sulla isoletta di carattere esotico e qualche cedro del Libano, gli alberi presenti sono quelli più consoni con le tipologie di bosco. Nel 1820 il Persico descrisse un “giardino variato da piante esotiche” che ispirò anche il pittore veronese Angelo Dall'Oca Bianca.

Su una sponda del laghetto si trova il chalet costruito sulla base delle esperienze di viaggio di Ippolito Pindemonte, il quale era rimasto colpito da alcune fonti e praterie viste in Francia, dove era solito trascorrere periodi di vacanza ospite di amici di Jean-Jacques Rousseau di cui, a sua volta, era molto amico. Nel pomeriggio era usata per leggere, magari al ritorno dalle passeggiate, mentre la sera si prestava per i giochi di società, scacchi ad esempio o per momenti allietati dal suono dell'arpa, suonata dalle figlie della contessa.

Nel parco inoltre è presente una ghiacciaia, anch'essa costruita verso la fine del Settecento e usata fino alla prima metà del secolo scorso.

All'interno del giardino sono ancora presenti statue e sedute oltre a una piccola fontana zampillante. L'ampia area cintata da un muro, posta alle spalle della villa, non solo racchiude il giardino ma anche un vasto vigneto tanto da dare al complesso paesaggistico le valenze di un giardino-campagna. Una cancellata ritmata da pilastri a bugnato con cuspidi e vasi decorativi racchiude la corte signorile antistante la villa, delimitando il giardino anteriore. Questo presenta un disegno regolare con ampia aiuola circolare centrale utilizzata oltre che per ornamento, anche per regolare il senso di percorrenza delle carrozze in ingresso e in uscita dalla villa e una piccola vasca circolare. Per il valore storico e ambientale il parco di Villa Mosconi Bertani è censito tra gli ottanta parchi della lista dei Grandi Giardini Italiani.

Presso la Villa abitò per dieci anni ospite della contessa Elisabetta Mosconi il drammaturgo Ippolito Pindemonte il quale, nel periodo di residenza Pindemonte perfezionò anche la sua traduzione dell'Odissea di Omero.

Nel giugno 1806 Ugo Foscolo incontrò molto probabilmente nella villa il Pindemonte e dai colloqui nacque l'idea iniziale del carme Dei sepolcri che, scritto tra l'agosto del 1806 e l'aprile del 1807, fu pubblicato in questo anno a Brescia presso l'editore Niccolò Bettoni. Il Pindemonte rispose scrivendo il suo carme omonimo a quello del Foscolo e l'editore Gamberetti di Verona pubblicò sempre nel 1807 entrambe le “epistole” col titolo: “I Sepolcri - versi di Ugo Foscolo e d'Ippolito Pindemonte”.

La VIlla è ubicata nella zona della Valpolicella, zona di produzione del Valpolicella Classico Doc e Amarone Classico Docg. La grande cantina di Villa Mosconi è una delle più antiche esistenti in continua attività in Italia. La valle fu probabilmente sede di produzione vitivinicola già in epoca romana e le prime testimonianze scritte parlano di una cantina di produzione già X secolo dopo Cristo (anno 900 d.C.).

La produzione di vini vide un'importante espansione durante la proprietà della famiglia Mosconi a fine del XVIII secolo e successivamente con la famiglia Trezza Secolo XIX secolo quando arrivò ad una notevole capacità produttiva, rappresentando una delle più grandi cantine italiane dell'epoca producendo più di un milione di bottiglie e impiegando ventisei famiglie come testimonia il libro fotografico e relazione di M. Lotze. Questo reportage fotografico e relazione agronomica di notevole pregio artistico e valore storico, rappresenta un documento unico nel suo genere per Verona illustrando nel dettaglio le innovazioni introdotte per la prima volta in questa tenuta Nell'ottocento la produzione vantava già l'adozione del metodo ad alta densità di coltivazione della vite "Guyot" e una grande specializzazione della cantina nella produzione e esportazione di vini di pregio. La relazione fu commissionata intorno al 1882 e viene tuttora conservata dalla Accademia di Agricoltura Scienze e Lettere di Verona. L'appellativo "Amarone" riferito al vino tipico della Valpolicella venne successivamente coniato proprio qui nel 1936 quando si mise appunto il metodo di fermentazione delle uve appassite per produrre questo pregiato vino secco.

Dal 1953 la cantina ebbe un'ulteriore sviluppo con l'acquisizione da parte della famiglia Bertani. Dalla metà del 2012 la proprietà è sede della Tenuta Santa Maria di Gaetano Bertani che prosegue la più che secolare tradizione vitivinicola di famiglia.

Villa Mosconi Bertani

Epoca
  • Settecento
Dove
  • Italia, Verona
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