Castello di Magrano

Località Carbonesca, 104 - 6024 Gubbio - Perugia   vedi mappa - contatti
Una vacanza nell’antica dimora di caccia del duca di Montefeltro, completamente costruito in pietra con torre di guardia. Qui trovano spazio 12 camere e un appartamento in mansarda, con mobili d’epoca italiani, francesi e tedeschi, dove soggiornare con servizio a mezza pensione. Immerso nella campagna umbra, in una tenuta di campagna con azienda agricola e faunistica, dispone di sentieri per passeggiate e trekking.

Castello di Magrano Storia

Il Castello di Magrano sorge nella quiete dei verdi paesaggi umbri, alle porte di Gubbio, immerso in un grande parco che è azienda agricola ed agro forestale. Non è infatti difficile avvistare daini, caprioli, lepri, cinghiali, fagiani e ogni genere di animali tipici della zona. 

La storia di Magrano risale al Medioevo, quando costituì il fulcro della difesa del Comune di Gubbio contro Perugia. Nel 1391 Melchiorre Montaiti, signore di Magrano, osò ribellarsi al conte Antonio da Montefeltro, signore di Urbino e di Gubbio: Magrano allora subì una dura rappresaglia con la distruzione del suo molino (poi ricostruito e tuttora esistente) ma i fanti dei Montefeltro non riuscirono ad espugnare il Castello. Nel 1431 Magrano passò sotto la giurisdizione dei duchi di Montefeltro. Federico da Montefeltro (1422-1482) ne fece la sua residenza di caccia prediletta; si narra che il Duca si lanciasse nella caccia ai daini e ai cinghiali che tuttora popolano la proprietà; questa si concludeva immancabilmente con un lauto banchetto in cui si apprezzavano i frutti più preziosi di questa terra tra cui, in particolare, il tartufo. 

A partire dal 1508 divenne proprietà di Francesca Bartolini dei conti di Biscina che aveva sposato nel 1526 Giovanni Maria I Della Porta, nobile di Modena, podestà di Massa Trabaria (1519) ed ambasciatore di Francesco Maria I della Rovere. Nel 1530 Giovanni Maria I ottenne l’investitura del ducato di Frontone, castello nelle vicinanze di Cagli, che aveva acquistato alcuni anni prima dal duca di Urbino, al quale necessitavano ingenti somme di denaro per la riconquista del suo Stato occupato da Lorenzo de’ Medici.

Dopo la morte di Giovanni Maria I, Magrano passò all’erede Giulio I Della Porta (Roma 1530 -Gubbio 1591), maggiordomo di Francesco Maria II della Rovere (1549-1631) e marito di Francesca di Carpegna e, da questo, al figlio Francesco Della Porta (1578-1654). Purtroppo la morte di Giulio II (1599-1652), primogenito di Francesco Della Porta, avvenuta due anni prima del padre, cambiò l’asse ereditario, per cui Magrano passò ai conti di Carpegna, parenti dei vescovi eugubini Pietro (1628-30) e Ulderico (1630-38); quest’ultimo era successo al fratello e aveva istituito a Gubbio il tribunale dell’Inquisizione.

Pietro di Carpegna ricoprì l’incarico di prefetto di Norcia nel 1621; Ulderico, figlio del conte Tommaso e di Vittoria Landriani, divenne cardinale nel 1634 e resse la diocesi di Todi (1638-43), Albano (1666), Frascati (1671), Palestrina, Sabina e Porto. Morì a 84 anni nel 1679.  Francesco Maria di Carpegna, fratello dei due prelati, mecenate delle arti, nel bimestre maggio-giugno 1630, fu eletto a Todi Priore del Popolo.

Intanto sul finire del secolo XVII, il castello subì nel suo interno alcuni lavori di restauro. È probabile che i Carpegna si siano affidati al capomastro eugubino Carlo Perugini (Gubbio 1640-Fano 1707) coadiuvato dallo scalpellino Biagio Vantaggi (1639-1713) in quanto i due artigiani stavano lavorando in quel periodo proprio per la famiglia comitale realizzando il grandioso edificio nel borgo di Carpegna. Il Vantaggi, infatti, fornì le pietre squadrate per i pilastri, gli archi dei sotterranei, gli stipiti di tutte le porte esterne ed interne, le cornici delle finestre, gli zoccoli esterni, le bugne degli spigoli e del portale.

In una ricognizione fatta nel castello di Magrano dallo scrivente, possiamo ammirare diverse cornici sulle porte interne di epoca seicentesca che potrebbero suffragare questa ipotesi.

Nel 1751 il conte Antonio di Carpegna Gabrielli (1720-1800), signore di Magrano, figlio di Mario Gabrielli di Roma e di Maria Laura di Carpegna, chiese al vescovo di Gubbio monsignor Giacomo Cingari (1747-68) il permesso di costruire una chiesa dedicata a San Filippo Neri, nella parrocchia di Sant’Angelo di Carbonesca. Il conte Antonio aveva preso il cognome dal nonno Francesco Maria di Carpegna che con testamento del 25 settembre 1747 lo aveva nominato erede universale. Nel 1761 chiese il rinnovo della bandita di caccia e pesca per il castello di Magrano che ospitava durante la stagione venatoria gli esponenti della nobiltà romana ed eugubina per divertenti battute.

Dai Carpegna Gabrielli il cui ultimo discendente Placido Gabrielli (1832-1911) aveva sposato nel 1856 Augusta Bonaparte (1836-1900), Magrano passò ai figli della sorella Giulia Bonaparte (1830-1900) sposata nel 1847 con Alessandro del Gallo di Roccagiovine (1826-1892).

La famiglia Del Gallo, oriunda di Rieti, aveva acquistato il marchesato di Roccagiovine il 12 febbraio 1824 ed aveva aumentato i propri possedimenti per il matrimonio della marchesa Costanza Del Gallo di Roccagiovine con Ugolino III Barnabò (1810-1890) di Foligno il quale la nominò erede testamentaria.

Nel gennaio 1878 il sindaco di Gubbio, Angelico Fabbri (1822-1886), insieme agli assessori Gabriele Stirati e Luciano Del Gallo di Roccagiovine (1853-1917), rappresentò il municipio e la con-gregazione di Carità alla cerimonia funebre del re Vittorio Emanuele II. Luciano di Roccagiovine, sposato nel 1897 con Valeria von Wagner (Stoccarda 1870-Roma 1943), fu un personaggio estroverso, poliedrico, frequentatore dei salotti perugini.

Nel 1879, durante il XII Congresso Alpino Italiano di Perugia, condusse alcuni partecipanti sul monte Cucco, calandoli nella famosa grotta con corde e pulegge. Il 15 settembre 1898, mentre stava transitando per porta San Pietro a Perugia con il calesse, perse una ruota e il cavallo impaurito trascinò il marchese per un lungo tratto a galoppo sfrenato, finché non venne fermato da una guardia municipale. L’anno successivo sul purosangue “Massaua” il marchese vinse una gara dei gentleman riders e una prova di steeple-chase ad ostacoli battendo il conte Tiberio Rossi-Scotti.

Per il matrimonio tra donna Zenaide di Roccagiovine (Roma 1902-San Paolo, Brasile, 1988) e Francesco Giunta (San Pietro a Sieve 1887-Roma 1971), il castello è passato al figlio Luciano Filippo Giunta sposato con Maria Adele Tremi.

La costruzione, al centro di una vasta tenuta agricola e di una riserva di caccia incontaminata, è stata più volte ampliata e riadattata in base alle esigenze abitative delle varie epoche. Oggi si presenta come un massiccio e superbo palazzo residenziale immerso in un parco lussureggiante, su cui svetta una massiccia torre quadrata coperta, dalla quale si domina il percorso che anticamente, attraversando il Chiascio, portava a Perugia.

Oggi tutta la proprietà è diretta dal dottor Remo Luciano Giunta di Fiume che, dopo gli ultimi eventi sismici, ha restaurato il castello con grande capacità nel rispetto della sua secolare vicenda storica.

Nel suo interno, occupato da alcuni eleganti saloni, spiccano tre grandi camini, uno dei primi anni del ‘600 e gli altri due di epoca più tarda. Il primo porta inciso sull’architrave il nome di Cola di Colano Bartoni e potrebbe provenire dall’abitazione di Cola Bartoni (1584-1651) di San Pellegrino, figlio di Cola, e realizzato dai Lucesole, maestri lapicidi del castello di San Pellegrino. Gli altri due, uno dei quali di grande imponenza e ottima fattura, recanti lo stemma dei Marioni, furono realizzati per l’abate Lattanzio Marioni e da questo passati ai Carpegna.

Il castello oggi si presenta come un superbo ed imponente palazzo residenziale su cui svetta una massiccia torre quadrata, dalle quale si domina il percorso che anticamente conduceva a Perugia. All’interno, tra gli eleganti saloni, spiccano tre magnifici camini, uno risalente al 1600 e gli altri due di epoca più tarda. Al Castello di Magrano gli ospiti possono scegliere fra 12 camere, divise tra l’edificio principale e la foresteria, e un appartamento ricavato nella mansarda costituito da due camere da letto e un angolo cottura.

Gli arredi di grande gusto presentano mobili d’epoca italiani, francesi e tedeschi. L’ospitalità comprende il servizio di mezza pensione e light lunch, ma per gruppi di almeno 10 persone è possibile usufruire del servizio del cuoco e cameriere a tavole per le cene. Il menù riservato ai gruppi è ancora lo stesso di quando il Duca di Urbino veniva a caccia di daini e cinghiali nella tenuta del castello, con cacciagione e tartufi

Sono presenti inoltre un biliardo, diversi angoli dedicati alla lettura, una sala da pranzo un salotto, una piscina dotata di docce e spogliatoio, tv e connessione Wi-fi gratuita in tutto il complesso.

Tra i servizi disponibili su richiesta si può scegliere tra corsi di cucina e degustazione con la presenza di sommelier professionisti, corsi di doratura, decorazione e piccolo restauro.

Il paesaggio oltre a deliziare lo sguardo, offre anche numerose occasioni di svago: gli amanti delle passeggiate e del birdwatching e del trekking troveranno vari percorsi, così come imperdibili sono le escursioni al vicino Parco del Monte Cucco, a raccogliere funghi o, nella giusta stagione, alla ricerca dei pregiati tartufi dell’Umbria.

Una vacanza in queste terre non può terminare senza una visita ai suoi gioielli d’arte: Gubbio dista solamente 15 minuti d’auto e a circa un’ora di strada si possono raggiungere altre celebri città come Assisi, Perugia, Nocera Umbra, Umbertide e Gualdo Tadino.

Castello di Magrano

Epoca
  • Medioevo
Dove
  • Italia, Perugia
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